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Tirana e l’effetto boomerang. Ora Mou chiede di alzare (nuovamente) l’asticella

Mourinho ha capito da subito che bisognava alzare l’asticella, ma i calciatori sembrano appagati dal successo di Tirana: cosa succede ora?

A rivedere la gara della Nazionale ieri sera, in casa dell’Albania, in tanti saranno tornati con la memoria a pochi mesi fa, quando la storia della Roma è cambiata. Sì, perché ieri Zaniolo e gli altri azzurri erano a Tirana, nello stadio dove i giallorossi ha giocato e vinto la finale di Conference League contro il Feyenoord. La Kombetare Arena, che ospita le gare casalinghe della nazionale albanese, tra l’altro, porta ancora i segni della notte del 25 maggio, visto che non sono stati tolti i cartelloni installati in occasione della finale: un colpo al cuore per i tifosi giallorossi.

Il successo europeo rappresenta certamente un punto di svolta nella storia del club: il primo titolo riconosciuto dalla UEFA e il ritorno alla vittoria dopo quattordici anni d’attesa. Ma la Conference League nell’immaginario comune, al di là della meravigliosa e sacrosanta festa che ne è conseguita, avrebbe dovuto rappresentare l’inizio di un percorso. Un punto di partenza per squadra e ambiente, con l’obiettivo di continuare a vincere alzando man mano il livello. Ma analizzando il percorso della Roma in questa prima parte di stagione, le aspettative estive non sembrano esser state rispettate, e il successo di Tirana anziché stimolare il gruppo, sembra aver riempito la pancia di molti calciatori. Un atteggiamento che non sta rendendo affatto felice il tecnico José Mourinho: una delusione prima manifestata ai calciatori in privato, poi resa pubblica per cercare di stimolare una reazione dei suoi calciatori. Il portoghese è universalmente riconosciuto come un maestro di comunicazione e un acuto stratega quando si tratta di toccare le giuste corde nei gruppi, e soltanto nel 2023, quando la squadra tornerà in campo per la seconda parte di stagione, si capirà se la sua strategia ha funzionato o meno. Ma la volontà di alzare l’asticella parte da lontano, e nei mesi scorsi non sono mancati segnali di ogni tipo da parte dello Special One e non solo.

Il primo a lanciare l’allarme, infatti, è stato proprio Mourinho, a Tirana, subito dopo aver alzato al cielo il suo ventiseiesimo trofeo della carriera e il primo della Roma.

“Io rimango, voglio rimanere anche se si sentono delle voci, ora dobbiamo vedere cosa vuole fare la proprietà che è fatta di persone onestissime, possiamo dare seguito a un progetto di gente onesta e seria dobbiamo solo definire la direzione della prossima stagione”.

Un messaggio chiaro, mirato, e rivolto a squadra e proprietà: ora dobbiamo pensare al futuro. La soddisfazione per la vittoria di un trofeo non toglie a Mourinho la capacità di guardare oltre e pensare già agli obiettivi per la stagione che verrà. Con la medaglia al collo, i coriandoli sulla camicia e qualche lacrima che ancora scende, il tecnico giallorosso è già con la mente altrove, ma un vincente si riconosce anche e soprattutto da questi momenti: ogni vittoria è il punto di partenza per quella successiva. A Mourinho si allinea immediatamente anche il capitano della Roma, Lorenzo Pellegrini, che esprime gli stessi concetti del portoghese. Sembra proprio che la missione dell’allenatore sia riuscita, e che ormai abbia trasferito la sua mentalità ai calciatori.

“Oggi abbiamo dimostrato chi siamo. Adesso bisogna festeggiare tanto e ripartire poi, perché si sa, dopo queste belle vittorie è sempre molto difficile ripartire, però una squadra vera vince e festeggia”.

Il 28 maggio, ad appena tre giorni dalla finale di Tirana, Mourinho pubblica un post su Instagram nel quale ripercorre la stagione appena trascorsa ringrazia giocatori e staff. Ma anche in questa occasione il messaggio lanciato dal tecnico è chiaro, e mira dritto al prossimo step: “I ricordi restano per sempre e la storia non può essere cancellata. Per me queste sono state emozioni incredibili, indimenticabili, ma ho bisogno di pensare ‘cosa dopo’ “. Resta la gioia, ma arriva la necessità di vincere ancora. Quel “what next” che alza l’asticella degli obiettivi giallorossi in vista dell’estate e della stagione successiva.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Jose Mourinho (@josemourinho)


Ancora Mou protagonista, e ancora sui social. Il giorno successivo, il 29 maggio, Tammy Abraham condivide la sua gioia su Instagram, celebrando il successo in Conference League. Puntuale arriva la risposta di Mourinho che va a stimolare l’attaccante inglese: “Manca l’Europa League”. Chiaro riferimento all’unico trofeo europeo che manca ad Abraham che ha già vinto la Champions con il Chelsea e, appunto, la Conference League. Ma l‘Europa League è anche la competizione che la Roma andrà a disputare la prossima stagione, ed è facile immaginare come il tecnico portoghese voglia ricordarlo a Tammy e con lui a tutti i suoi ragazzi.

Un’estate di silenzio, tra indizi social per il mercato e tanto lavoro sul campo. Mourinho torna a parlare soltanto alla vigilia di campionato, nella conferenza stampa pre Salernitana-Roma. Pur mantenendo un profilo basso, cercando di distogliere l’attenzione dalla sua Roma dopo un mercato estivo scintillante, lo Special One non manca di sottolineare la necessaria crescita della squadra al secondo anno di lavoro: “Di solito la seconda stagione significa più tempo di lavoro, più consapevolezza di quello che siamo, dei giocatori che abbiamo”.

Tanti e diversi nelle modalità i segnali lanciati dall’allenatore giallorosso: dalle parole immediatamente successive alla premiazione di Tirana, ai messaggi via social fino alle dichiarazioni ufficiali in conferenza stampa. Mourinho aveva capito da subito quanto fosse importante evitare il rilassamento del gruppo dopo una vittoria importante, sì, ma che non può essere considerata il punto d’arrivo. È stata la costante della sua carriera, alzare sempre il tiro e puntare immediatamente all’obiettivo successivo. Ma l’ambizione e la sete di vittorie del portoghese, evidentemente, non ha trovato riscontro nella squadra, che dopo un buon inizio di stagione ha avuto una flessione importante. Ciò che ha colpito di più (in primi proprio lui), però, è l’incredibile involuzione dei leader della squadra: dalle prestazioni modeste di Cristante, al calo di Pellegrini fino al disastroso inizio di stagione di Abraham. Mourinho ha fallito nel suo obiettivo, e  i “senatori” del gruppo si sono sentiti appagati dalla vittoria in Conference abbassando notevolmente il livello delle prestazioni in campo.

Ora spetta al tecnico cercare una reazione e riportare alta la tensione nello spogliatoio, chi se non lui può riuscire nell’impresa di alzare il livello di competitività di un gruppo che negli ultimi anni ha sempre mancato l’obiettivo Champions League. E Mou ha già cominciato, prima della lunga sosta e dopo un derby perso. Non ha nascosto la delusione per l’atteggiamento dei suoi, manifestandola nell’ultima conferenza stampa pre-partita del 2022, alla vigilia di Sassuolo-Roma: “Il problema che io vedo che si doveva migliorare è l’accettazione di una sfida diversa della sfida dell’anno scorso. La crescita nella mentalità, la crescita nella responsabilità o nell’ambizione. Non dobbiamo essere soddisfatti di aver raggiunto quel livello e dobbiamo cercare di andare oltre. Se ero soddisfatto nella mia carriera nel 2010 mi sarei fermato. I giocatori devono chiedere di più a loro stessi”.

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