Si è finalmente concluso anche l’ultimo capitolo della controversia legale tra Pietro Berardi, ex amministratore delegato della Roma, e la società giallorossa che nell’aprile del 2023 gli ha revocato la carica di AD e lo ha licenziato “per giusta causa” come dirigente del Gruppo di controllo della Roma.
Per la revoca dalla carica di amministratore delegato, Pietro Berardi ha richiesto un risarcimento danni tra i 2,5 e i 3,5 milioni di euro ancora da stabilire. Invece, per quanto riguarda il licenziamento, si è espresso oggi il Tribunale del lavoro.
Il Tribunale ha infatti dato ragione a Berardi, che ha presentato il ricorso tramite il legale Giampiero Falasca, annullando il licenziamento poiché la società giallorossa ha tardato a presentare spiegazioni e dettagli sulla causa alla base del licenziamento. Inoltre, il club si é mosso “in assenza della procedura prevista dall’art. 7 della legge n. 300/1970”, che tratta appunto dell’interruzione del rapporto di lavoro per giusta causa.
Il giudice ritiene che la società giallorossa non abbia fornito gli elementi necessari per sostenere la propria tesi, ma che si sia limitata solo “ad affermare genericamente che il rendimento del ricorrente fosse al di sotto delle aspettative e che lo stesso avesse creato un ambiente di lavoro ‘tossico, favorendo contrasti e antagonismi tra i dipendenti’”. Per questo motivo, da una parte il Tribunale del lavoro ha stabilito che la Roma dovrà corrispondere le 21 mensilità retributive che mancavano alla scadenza del contratto. D’altra parte respinge le altre richieste di Berardi, cioè di ricevere le retribuzioni anche del triennio successivo, e la domanda di risarcimento danni reputazionali e professionali.


