Inutile nascondersi: le due sconfitte consecutive in casa contro Inter e Viktoria Plzen hanno sicuramente aperto una ferita nell’umore della Roma. A cominciare dal tecnico, Gasperini, oggetto di aspre critiche per scelte di formazione e cambi in corsa.
E’ la storia di questa cittĆ e in generale del calcio. La divisione crea dibattito, appeal, audience ma se diventa estremismo ĆØ solo deleteria. Un effetto collaterale al quale però Gasperini e soprattutto Ranieri sono abituati. Il calcio ĆØ nella sua complessitĆ , in continua mutazione, ma alcune dinamiche restano e saranno sempre le stesse.
Quando si è vinto e Gasp sosteneva la necessità di ampliare la rosa, solo applausi scroscianti. Quando si è perso e contestualmente ha provato a mandare in campo alcuni calciatori, per alimentare i giri di un motore già di per sé non eccezionale, fischi e pernacchie.
Pellegrini, schierato nel derby, segna e ti fa vincere la stracittadina: “Gasperini fenomeno”. Ziolkowski schierato titolare dopo un percorso di apprendistato condito da diverse buone apparizioni precedenti, ti fa prendere il gol dell’1-0 scivolando goffamente e poi viene sostituito sul 2-0 perchĆØ c’ĆØ da rimontare: “Gasperini esagera, basta esperimenti”. Nessuno scandalo, this is football direbbe il Signor Matic.
Il problema ĆØ che molti dimenticano (o fanno finta di non sapere…) che Gasperini ha sempre lavorato cosƬ. Da Crotone a Bergamo, passando per Genoa, Palermo e Inter, tra buoni risultati, eccezionali imprese e cocenti delusioni, la sua mentalitĆ non ĆØ mai cambiata. E’ uno degli allenatori ‘più meritocratici’ d’Europa, non guarda in faccia a nessuno, giovani o vecchi, italiani o stranieri, acquisti voluti o ‘reietti’ da rilanciare. Chi si allena meglio, chi si impegna, chi mostra sensibili segnali di crescita, avrĆ sempre una chance e se confermerĆ quelle impressioni, avrĆ continuitĆ . Si potrebbe chiedere lumi in merito alle decine di calciatori che hanno conosciuto Gasp e che oggi dovrebbero versargli il 5×1000 dello stipendio.
Actung! Non c’ĆØ odore di santitĆ , anche il tecnico piemontese ĆØ fallibile e quindi sƬ, ĆØ accettabile sostenere che Wesley si esprima meglio a destra che a sinistra (anche se scorgendo rapidamente le formazioni degli ultimi anni a Bergamo si noterĆ che a sinistra spesso ha giocato un destro di piede…), ĆØ corretto affermare, anche per il pregresso, che Celik ĆØ un fattore quasi sorprendente da braccetto e meno efficace per qualitĆ da esterno alto.
Parlare però di stravolgimenti ĆØ quantomeno singolare. Basta ripensare quante volte proprio contro la Roma, la sua Dea giocava senza centravanti. Dybala falso-nove non ĆØ un esperimento buttato lƬ, ma una necessitĆ dettata principalmente dalla letargia dei due numeri nove attualmente in rosa, su cui Gasp però sta cercando di lavorare. E non sarebbe sorprendente se domani ripartisse dal tridente leggero, che a Bergamo ĆØ stato spesso impiegato ma condito anche da caratteristiche che ad oggi mancano vistosamente alla rosa giallorossa. PerchĆØ la velocitĆ d’esecuzione e le abilitĆ di un Lookman o di un Papu Gomez prima, la Roma non le ha; perchĆØ la fisicitĆ e la destrezza negli ultimi 20 metri di un Ilicic o di un De Katelaere alla Roma mancano, cosƬ come il tempismo e la cattiveria sotto porta di Pasalic se paragonate ai Pellegrini, i Baldanzi o i Pisilli.
Quindi? Le caratteristiche, parola che Gasperini ripete in ogni intervista, ogni conferenza, ogni forum a cui partecipa da 30 anni. Basta rileggere o ascoltare con attenzione. La sensazione vivida per chi scrive ĆØ sempre quella: nella Roma dei Friedkin, estemporanei innamorati del calcio da paillettes e da colpi ad effetto in stile cinematografico, di una rosa oggettivamente costruita con diverse lacune tecniche e di ruolo, con un direttore sportivo calato in questa realtĆ colpevolmente in ritardo (come d’altronde gli ultimi tre in ordine di tempo) e che al netto del politichese e dei paletti del Fair Play, sarĆ chiamato a trovare delle soluzioni realmente utili alla causa per gennaio, le uniche due certezze a cui aggrapparsi sono Gian Piero Gasperini e Claudio Ranieri. Il primo al timone della squadra in campo, il secondo sempre pronto a sostenerlo nel lavoro quotidiano e che deve ora aprire il suo enorme ombrello protettivo, per mettere al riparo un incipit di progetto che inevitabilmente avrebbe vissuto di battute d’arresto soprattutto in questa fase iniziale e purtroppo in parte sperimentale.
L’esperienza, la sagacia, l’ambizione di questi due personaggi sono allo stato attuale il propellente necessario per sperare nella costruzione di una Roma competitiva ai piani alti del calcio che conta. Senza attendere 8-10 anni, ci mancherebbe altro. Ma anche senza dimenticare che tale era il pensiero unanime due mesi fa.



Bella analisi…
Ha ragione su tutto.
Anche I giocatori però, si diano una svegliata!!!!!
Quando entrano in campo, sembra che la partita non gli interessi, non so a cosa pensino.
Poi prendono gol stupidi e devono rincorrere in maniera spasmodica e spesso, di conseguenza, sbagliano passaggi e gol…. Ma questi giocatori non imparano mai e fanno da anni, gli stessi errori di atteggiamento e di concentrazione.
Sembra che a loro interessi poco vincere… Speriamo… nel futuro… Che non sia tanto lontano….!!!!????