Con il suo 75esimo compleanno ormai alle porte, Carlo Verdone ha rilasciato una lunga intervista a Sportweek, settimanale de La Gazzetta dello Sport. Il noto attore romano ha raccontato il suo amore per lo sport, in particolare per la sua Roma:Ā “Andavo alle elementari, scuola dalle suore di Nevers. Il mio compagno di banco era romanista, disegnava molto bene, ritraendo le immagini di Giacomino Losi, Dino Da Costa e di tutti i giocatori della Roma di quel periodo”.
“CosƬ la Roma mi ĆØ entrata dentro. La prima partita all’Olimpico invece fu un derby, seguito dalla Curva Sud in compagnia di un amico e di suo padre. Lo stadio mi sembrava immenso, ricordo che prima dell’incontro venne un gruppo di laziali sotto la Sud, portando sulle spalle una bara con scritto āQui giace la Romaā. La risposta si limitò a qualche lancio di pomodoro, ma niente di più. Oggi ĆØ tutto cambiato, tutto ĆØ diventato più violento, e si ĆØ spenta la poesia di quegli anni. Ricordo ancora la mia emozione per l’immenso boato quando segnò la Roma”.

Verdone,idoli e aneddoti
Nonostante la sua fede giallorossa, Verdone ammette che il suo primo idolo non vestiva i colori della sua squadra del cuore: “Lo juventino Sivori, l’idolo di tutti i bambini della mia generazione. Dribblava intere difese, con quelle gambette, quei calzettoni sempre abbassati. Nella Roma fu un altro argentino a conquistarmi: Pedro Manfredini. Lo chiamavano Piedone e segnava un sacco di gol. Tante triplette”.
Le risate non potevano di certo mancare. L’attore racconta un simpatico aneddoto che risale ai tempi del terzo Scudetto: “Nel Duemila, nella stagione del nostro terzo scudetto. Un giorno ricevetti a sorpresa una telefonata dell’allora presidente del Perugia, Luciano Gaucci: āPresidente, a cosa debbo questa chiamata?ā. āMi sono fatto dare il tuo numero da Vittorio Cecchi Gori perchĆ© vorrei invitarti a vedere la partita del Perugia contro la Nostra Magica Roma”. āMa tifa per la Roma?”. āMa ĆØ ovvio!ā. CosƬ il giorno dell’incontro, 3 dicembre 2000, Perugia-Roma 0-0, una macchina con tanto di autista venne a prendermi a casa”.
Verdone: āPreside’ io nun so tanto convinto…”
“Allo stadio Curi – ha continuato Verdone nel suo racconto –, però, parcheggio e sala stampa erano dalla parte opposta della Tribuna dove avremmo dovuto prendere posto. CosƬ chiamai Gaucci per esprimere le mie perplessitĆ nel dovere attraversare il campo sotto la curva perugina. āMa cosa dici Carlo? Tu sei l’attore più amato d’Italia. Il pubblico sarĆ orgoglioso di vederti a Perugiaā. āPreside’ io nun so tanto convinto…””.
“Appena messo piede in campo, sentii partire qualche applauso, ma la gran parte dei tifosi cominciò a ululare, improvvisamente partƬ una mitragliata di bottigliette d’acqua che mi costrinse a una fuga verso la salvezza. Arrivato intribuna, ancora col fiatone, protestai: āA preside, me hanno lapidato de acqua mineraleā. E lui: āMa dai, sono i soliti quattro o cinque…ā āMa che quattro o cinque, questi so’ cinquemilaā. La partita terminò in pareggio, zero a zero, e il giorno seguente Gaucci mi fece recapitare un bel servizio da tĆØ, come ringraziamento. Poi non l’ho più sentito”.



