Andreazzoli: “Non penso più alla finale con la Lazio, ma i fischi mi hanno fatto male”

L'ex allenatore della Roma Aurelio Andreazzoli ripercorre il suo periodo sulla panchina giallorossa, commentando la finale di Coppa Italia persa nel 2013 e il rapporto con la piazza romana

Aurelio Andreazzoli, ex allenatore della Roma, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport, ripercorrendo alcuni momenti salienti del suo periodo sulla panchina giallorossa. Tra questi, la dolorosa sconfitta in finale di Coppa Italia contro la Lazio nel 2013, che per lui rimane una ferita ancora aperta.

Quando gli è stato chiesto del match perso contro la Lazio, Andreazzoli ha risposto con sincerità, affermando che l’allenatore è spesso un “uomo solo” quando si tratta di assorbire il giudizio sulle sconfitte. “Perde la squadra, ma il giudizio ricade su chi era in panchina”, ha detto. “Credo che quella partita l’abbiano persa più Totti, De Rossi & Co. Non Andreazzoli. O per lo meno, non soltanto”. Un passaggio che evidenzia la sua convinzione che la responsabilità della sconfitta non fosse solo sua, ma di tutta la squadra.

Andreazzoli ha anche parlato della piazza di Roma, che definisce “particolare”. “Vinci due partite e ti stendono i tappeti rossi. Ti invitano a cena, ti chiama il politico, perdi la misura. Poi perdi e improvvisamente vali zero”, ha dichiarato, riferendosi al trattamento che ha ricevuto durante il suo periodo alla Roma. Nonostante le difficoltà, Andreazzoli ha sempre cercato di rimanere distante da queste dinamiche.

Nel 2014, Andreazzoli scelse di restare nello staff tecnico di Rudi Garcia. Alla presentazione della squadra, però, fu il primo ad uscire sotto una pioggia di fischi. “Mi hanno fatto male,” ha ricordato Andreazzoli, aggiungendo che il fatto che fossero indirizzati solo verso di lui lo colpì particolarmente. “Mi li sono presi a testa alta, sono passato oltre. Ma è incredibile pensare quanto ci si dimentichi in fretta del lavoro fatto in precedenza”, ha continuato, riferendosi alla sua media di 1,8 punti a partita, che nessuno ha ricordato.

Andreazzoli: “Luis Enrique una persona stupenda”

L’intervista ha toccato anche la polemica con Pablo Osvaldo, che diede al tecnico del laziale. Andreazzoli ha ammesso che l’attaccante “fece un po’ troppo il furbetto”, e che “se ne uscì con un’esternazione infelice”, facendo riferimento al suo atteggiamento durante quel periodo.

Quando gli è stato chiesto se si fosse mai chiesto come sarebbe andata la finale contro la Lazio se il destino avesse girato dalla parte della Roma, Andreazzoli ha risposto con serenità: “So che sarei stato riconfermato e avrei avuto la possibilità di giocarmi le mie chance, ma non ci penso più. Sono felice del percorso fatto.” Un segno di maturità, che dimostra come l’allenatore abbia fatto pace con quel capitolo della sua carriera.

Infine, Andreazzoli ha parlato degli allenatori con cui ha lavorato, sottolineando in particolare l’impatto che ha avuto su di lui Luis Enrique, che ha definito “una persona stupenda”. “Mi ha insegnato a tenere sempre la schiena dritta. Lasciò un contratto per andare a studiare calcio. È un uomo incredibile quando parla alla mamma di sua figlia Xana, quando parla ai ragazzi in spogliatoio, per l’umanità e il rispetto con cui tratta tutti”. Andreazzoli ha concluso il suo pensiero dicendo: “Lo vorrei abbracciare e mi piacerebbe molto andarlo a trovare a Parigi.”

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