Atalanta-Roma, è la notte dell’ex: Cristante e Mancini sfidano il passato

Gli ex nerazzurri della Dea oggi guidano la rivoluzione giallorossa: Cristante capitano silenzioso, Mancini condottiero della difesa

Cristante, Mancini, Fiorentina-Roma

La notte della New Balance Arena non è una serata qualunque per la Roma, ma lo è ancora meno per Bryan Cristante e Gianluca Mancini. Se per Gian Piero Gasperini il ritorno a Bergamo rappresenta un incrocio di sentimenti profondi, per il difensore e il centrocampista giallorosso la sfida all’Atalanta è un esame di maturità.

Entrambi esplosi sotto la cura del Gasp in terra orobica, oggi sono diventati i “traduttori” del suo calcio a Trigoria, traghettando il gruppo dentro le nuove idee tattiche grazie a un passato comune che sta dando frutti preziosi.

Cristante, Lazio-Roma

Cristante, il passato e la centralità a Roma

La parabola di Bryan Cristante è una delle più sorprendenti della stagione. Partito quasi come comprimario nelle gerarchie estive, Bryan si è ripreso tutto con gli interessi. Complici le scelte di Gasperini sulla fascia — affidata al giocatore con più presenze.

Insieme a Koné forma una diga mediana insostituibile, ma il suo legame con Gasp affonda le radici in quell’intuizione che a Bergamo lo trasformò in trequartista da 12 gol a stagione. «Ho ritrovato lo stesso mister: sempre carico, sa sempre cosa chiedere», ha dichiarato ricordando il periodo bergamasco come il vero trampolino della sua carriera dopo le ombre di Palermo e Pescara.

Mancini

Non solo Cristante, Mancini e gli inizi

Se Cristante è il simbolo della stabilità, Gianluca Mancini è il cuore pulsante e bellicoso della retroguardia. Arrivato alla Roma dopo due stagioni all’Atalanta – condite da ben 6 reti – il numero 23 giallorosso ha ritrovato con Gasperini la sua dimensione ideale come braccetto della difesa a tre. Leader “alla Materazzi“, Mancini è l’uomo che non alza mai bandiera bianca, capace in passato di scendere in campo anche imbottito di antidolorifici pur di non lasciare i compagni.

Oggi, con una maturità diversa ma la stessa ferocia agonistica, Mancio è l’anima di un reparto che sta subendo pochissimi gol. A Bergamo, contro i suoi vecchi colori, sarà lui a dover guidare i duelli richiesti dal tecnico, in una partita dove la fisicità e il temperamento faranno la differenza.

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