Edoardo Bove ha vissuto da spettatore un momento storico per l’amico Flavio Cobolli, protagonista nella semifinale di Coppa Davis contro il belga Zizou Bergs. In tribuna a Bologna, il centrocampista ancora sotto contratto con la Roma fino al 2028 ha assistito con emozione alla vittoria dell’azzurro, maturata dopo una battaglia di oltre tre ore, con sette match point annullati e uno dei tie-break più lunghi nella storia del torneo.
I due si conoscono da anni, cresciuti insieme nelle giovanili della Roma prima di seguire percorsi diversi, ma senza mai perdersi di vista. “Non posso negare di aver sofferto con lui,” ha raccontato Bove a Il Messaggero, il giorno dopo la vittoria. Il legame tra tennis e calcio, secondo il giocatore, si riflette nell’intensità con cui Cobolli ha vissuto il match: “Per Flavio, la Davis è l’unica occasione per sentirsi parte di una squadra, un’esperienza rara per chi pratica uno sport individuale.”

Bove e il disegno di legge che porta il suo nome
La gioia esplosiva di Cobolli a fine gara – quasi da calciatore – non ha sorpreso Bove, che ha definito il gesto come una liberazione. “Ora non è finita”, ha aggiunto, a conferma di una mentalità condivisa: combattiva, resiliente, vincente.
Il centrocampista si è lasciato andare anche ad una battuta: “Ha provato in tutti i modi a sollecitare il mio cuore, ma non ci è riuscito! Battute a parte, mi ha regalato davvero una grande emozione. Dove può arrivare? E un vincente e nel punto a punto dà il meglio. Questa dote o ce l’hai o è difficile costruirla”. A un anno dal malore accaduto durante Fiorentina-Inter, dunque, Bove si racconta con leggerezza e fiero di aver portato in Senato un disegno di legge sul primo soccorso che porta il suo nome.



