Santiago Castro ha dato il via alla campagna acquisti della Roma. L’argentino è arrivato dal Bologna e contro il Newport, su rigore, è arrivato il suo primo gol in giallorosso. Direttamente dal ritiro in Galles, il nuovo centravanti capitolino ha rilasciato delle dichiarazioni al Corriere Dello Sport.
Sull’ambientamento il classe 2004 si è espresso così: “Sono a Roma da poco ma ho un rapporto incredibile con tutti, dai giocatori allo staff. Per me questo è un sogno a occhi aperti”.
Castro poi si è concentrato sui momenti in cui è venuto a conoscenza della trattativa e sul biglietto acquistato autonomamente per arrivare a Termini: “Quando ho saputo dell’interesse della Roma ero molto emozionato, ma non volevo perdere il focus sul Bologna. Ho dovuto aspettare la chiusura dell’affare, poi la Roma mi ha chiamato e ho preso il biglietto del treno. Anzi, ci ha pensato mia moglie. Una volta avuto il via libera non volevamo perdere tempo. Il viaggio è stato difficile, ci ha messo cinque ore per dei lavori sulla tratta, ma l’attesa è stata ripagata. Siamo arrivati a mezzanotte e non mi aspettavo quella accoglienza, ora voglio restituire l’affetto ricevuto con i gol”.
Sul soprannome Torito, che richiama Lautaro Martinez, Castro ha spiegato la sua posizione: “Vengo chiamato Torito, ma io sono Castro. Lautaro è un idolo e un amico, ma voglio batterlo. Ho già fissato sul calendario la gara contro l’Inter: sarà un giorno dopo il mio compleanno: sarà una sfida speciale”.
Castro: “Possiamo vincere lo Scudetto”
Il classe 2004 poi non ha dubbi sullo Scudetto: “Possiamo vincerlo, ho visto il valore di questo gruppo e possiamo giocarcela con tutti. Perché abbiamo giocatori forti in tutti i reparti e Gasperini è uno dei migliori allenatori d’Italia. Siamo al livello per competere per lo scudetto e per la Coppa Italia. E vogliamo fare bene in Champions. Se sei alla Roma devi ambire a vincere tutto”.
Castro si è espresso anche sulla rissa avuta in amichevole in Galles contro il Newport: “La rissa ci sta quando toccano il tuo miglior giocatore. Non sono andato solo, eravamo tutti. Questo spogliatoio è unito come una famiglia, e anche questo fa la differenza per vincere”.
Il numero 9 ha anche parlato del legame tra gli argentini: “Siamo molto legati. Con Soulé ci conosciamo da undici anni, giocavamo insieme nel Velez e adesso è incredibile ritrovarci qui insieme, da uomini e non più da bambini che rincorrevano un pallone sognando l’Europa. Io, lui e Paulo siamo un bel gruppo e c’è anche Hermoso, che ha la grinta di un colombiano, non di uno spagnolo…”. Poi su Molina: “Sono stato con lui in nazionale e ho visto le sue partite all’Udinese e all’Atletico. Ci aiuterà nella doppia fase, spero possa arrivare perché sarebbe bello avere un altro argentino in gruppo e perché è davvero forte”.
Castro ha poi parlato della concorrenza con Malen: “Assolutamente no, non mi sento la sua riserva. Io e Donny saremo in competizione per giocare tanto, ma soprattutto per il bene della squadra. Questa sana rivalità mi farà crescere tanto. Malen è un attaccante fortissimo, ci alterneremo, potremo anche giocare insieme. Tutti siamo importanti, il bene è la Roma”.
Castro: “L’esordio all’Olimpico sarà indimenticabile”
Il nuovo 9 giallorosso ha spiegato che su di lui c’erano anche altri club: “Sì, un altro paio di squadre in Italia mi hanno chiamato, ma io ho voluto solo la Roma”.
Poi Castro si è concentrato sull’esordio all’Olimpico: “Il mio momento più bello a Bologna la Coppa Italia vinta all’Olimpico. Ora non vedo l’ora di esordire con la maglia giallorossa in casa, sarà indimenticabile”.
“Il Torito” ha parlato del tatuaggio sul braccio e del rapporto con Calafiori: “Sul braccio ho un lupo tatuato da quando ho 18 anni. Era un segno del destino e l’ho detto anche a Ricky. Con Calafiori mi sono sentito dopo il trasferimento, è stato uno dei primi a scrivermi. Riccardo è molto legato a questo club, e insieme abbiamo parlato della squadra e del derby”.
Infine Castro si è concentrato sul sogno nazionale: “Il mio sogno è la nazionale. Essere in un club simile ti dà una maggiore possibilità. La sconfitta in finale dell’Argentina è stata difficile da digerire, anche perché in ritiro solo io e Berna tifavamo la Seleccion. Tra quattro anni spero di esserci io lì dopo aver vinto tutto a Roma”.




