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Roma, Sabatini: “Vedere Pastore giocare così mi imbarazza. Non avere la Roma è molto peggio che soffrire avendola”

L’ex direttore sportivo giallorosso: “La Roma in Champions, è quello che deve fare. E auspicabilmente supera il Porto, è in salute e le sta girando anche abbastanza bene”

Walter Sabatini, ex ds della Roma, oggi alla Sampdoria, ha rilasciato alcune dichiarazioni all’emittente radiofonica Tele Radio Stereo:

“Vorrei subito aprire la telefonata con una piccola riflessione. Stamattina mi è stato dato un merito che non ho: io con Zaniolo non c’entro nulla, né quando lo prese l’Inter, né quando è arrivato alla Roma, perché furono meriti prima di Ausilio e poi di Monchi”.

Come sta vivendo questa Roma, un anno dopo?

“La vivo di meno, perché la percentuale dei miei giocatori si è abbassata. Sentimentalmente però sentirò la Roma sempre mia, mi riguarda e mi riguarderà sempre”.

Quando lei parla della Roma mi scuote qualcosa, esprime sentimento, si respira.

“La Roma è stato il mio destino, non è stato solo un fatto sportivo e continua ad esserlo. Io però ora lavoro alla Samp, anche se a voi non interessa. Ieri ho dovuto registrare una cosa per Davide Astori, mi sono tornate in mente tante cose. Questa telefonata è per dare meriti ad Ausilio e Monchi per Zaniolo”.

Lei ha pagato la sua onestà?

“L’onestà ha un prezzo, salato, che ognuno di noi paga, perché è mal sopportata, ti allontana dalla gente. Le persone ti vogliono essere corruttibile, avvicinabile. L’effetto immediato è la solitudine, ma io vivo bene in questa situazione”.

La Roma come chiuderà la stagione?

“Entrando in Champions, sperando passi il turno col Porto. La squadra è in salute e ultimamente anche fortunata, che è una componente rilevante. Andrà in Champions ed accederà ai quarti di finale”.

Pastore, che bisogna fare con lui e che deve fare il ragazzo?

“Il rendimento di Pastore mi imbarazza moltissimo, ho avuto la fortuna di vederlo giocare dominando il campo. Ho visto stadi in piedi per lui, in trasferta, come ad esempio quando a Firenze venne applaudito. Mi dispiace molto vederlo giocare così, io gliel’ho detto, deve accingere al proprio orgoglio argentino per risalire e tornare ai propri livelli. Per giocare come sa, deve fare qualcosa lui, nessuno può aiutarlo. Pastore deve giocare bene per essere apprezzato, non è un mediano di corsa, è un fantasista offensivo, è un playmaker a tutto campo. Ha un livello di corsa eccezionale, ma deve stare sempre vicino alla palla. Lui si sposerebbe alla grande con il gioco di Giampaolo, però evito di continuare perché poi magari si creano situazioni che non voglio…”

Qual è la vera difficoltà per un dirigente di lavorare qui a Roma?

“Bisogna essere ironici ed auto ironici perché altrimenti non vivi a Roma, io vivevo male questa situazione”.

L’operazione Dzeko la stiamo apprezzando con colpevole ritardo: com’è nata?

“E’ nata perché avevo la sensazione che la Roma doveva avere un nuovo eroe dopo Totti. Una squadra come la Roma senza un eroe fa fatica, ma lo stipendio del giocatore e il prezzo del cartellino erano pesanti per quella Roma, ma alla fine abbiamo concluso bene la trattativa. Un acquisto del genere però è replicabile”.

Perché non si riesce a creare la mentalità vincente?

“Ci vorrà un gruppo di giocatori che da soli che rappresentino uno zoccolo duro. Il vincere deve diventare abitudine, una necessità, ma deve essere nella testa dei calciatori, matura solo nella testa dei giocatori forti”.

Ha parlato con Pallotta, ci ha fatto pace: se la richiamasse, tornerebbe?

“Che c’entra, lasciatemi fare il mio lavoro. Forza Roma!”

QUI L’INTERVISTA ORIGINALE

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