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Kluivert: “Non vedo l’ora che si riprenda il gioco che tutti amiamo”

Il numero 99 giallorosso: “Quando ero giovane, ho riflettuto molto con mio padre sul fatto di fare il calciatore essendo suo figlio”

Protagonista di una videochat sul profilo Instagram ufficiale della Roma con Generation Amazing, ha parlato Justin Kluivert:

Come stai? 
“Sto bene, sono sicuro e sano a casa qui a Roma. Che è la cosa più importante.Tutti quanti devono stare a casa e al sicuro per tornare tutti quanti a giocare insieme”.

Come passi questi giorni di quarantena, che consigli puoi dare a chi è a casa? 
“Stara a casa, al sicuro. Di non entrare in contatto con altre persone. Ma non dimenticarsi mantenersi in forma, di allenarsi tutti i giorni, come faccio io, perché a casa si cucina molto. Faccio molte cose a casa, gioco a calcio e corro nel mio giardino. Cercate non andare a letto tardi per mantenere il ritmo normale”.

L’apporto della tua famiglia quando eri all’Ajax academy?
“I miei sono stati molto importanti, mi hanno dato forza di fare tutto. Senza di loro non ce l’avrei fatta. Mio padre era un giocatore professionista, molti avevano la sua foto e mentre ero piccolo mi sono detto di voler diventare una stella del calcio come lui”.

Quali sono i tuoi sogni, obiettivi da raggiungere da calciatore? 
“Voglio vincere con l’Olanda il Mondiale e l’Europeo, lavoro molto duro per questo. Con la Roma speranza è di finire la stagione, sono pronto per giocare con la mia squadra e a dare il massimo. Spero di vincere un trofeo, o il campionato, chi può dirlo, il calcio è pazzo. Bisogna credere in se stessi e nella squadra e mantenersi motivati per raggiungere gli obiettivi”.

Ti abbiamo visto rappresentare la Roma in un torneo di FIFA
“È stato differente rispetto a una partita di calcio vero, ma gioco spesso a fifa con i miei amici. Per me è stato divertente perché non possiamo giocare al calcio così è stato un modo per giocare con la Roma. Non ho vinto, mi devo allenare molto”.

Un messaggio a tutte i giovani che sognano di diventare calciatori professionisti?
“Possi dire loro di iniziare con dedizione. A tutti piace giocare a calcio per divertimento all’inizio, ma intorno ai 14/15 anni molte persone devono capire occorre fare per diventare professionisti. Quello che ho fatto io, non avevo paura di dire no ai miei amici per alcune attività perché avevo nella mente il mio cammino: andare a dormire presto, allenarsi duramente, stare attento a cosa mangiavo, una delle cose più importante è la scuola. Mi impegnavo molto nella scuola, perché una volta che andavo bene a scuola potevo dedicarmi al calcio. L’educazione è molto importante. Non tutti diventato calciatori per alcuni rimane un sogno. L’educazione ti rimane e ti permette di andare di proseguire”.

La tua più grande sfida?
“La mia più grande sfida è stata quando ero piccolo e tutti mi vedevano come il figlio di mio padre, che non fossi così capace, che giocavo con l’Ajax solo per lui. Poi quando mi vedevano giocare capivano che non era solo per questo. Ma è una cosa che mi ha bruciato molto essere sempre in competizione, paragonato a mio padre”.

Un giocatore della storia che vorresti nella tua squadra?
“Sicuro con mio padre, sarebbe un gran team. A Fifa avrebbe il 100% di intesa (ride). Chi mi ha ispirato è stato Cristiano Ronaldo. Quando avevo 12 anni guardavo lui, faceva grandi cose nelle sue squadre anche quando era giovane e ha raggiunto molti traguardi perché è sempre affamato nel migliorarsi. Questo importante sia dentro e fuori dal campo”.

Hai una routine particolare prima delle partite? 
“Adesso sono solito bere caffé, per l’energia che ce ne serve molto, lo zucchero mi tiene attivo e ascolto musica nel pullman e nello spogliatoio”.

La tua partita migliore?
“Non c’è una partita in particolare. Una che ha significato molto per me è un Ajax-Feyenoord  di quando avevo 17anni”.

Un messaggio a chi sta soffrendo di solitudine in questo momento?
“Che presto questa cosa finirà, di non sentirsi soli, potete parlare con la vostra famiglia con Face-time, tenersi impegnati con allenamenti, giocando a FIFA se volete, ma non arrendetevi”.

Quale allenatore ti ha influenzato maggiormente?
Erik ten Hag, il mio primo coach all’Ajax perché ha sempre creduto in me all’età di 16 anni e mi ha portato fino in prima squadra, facendomi giocare”.

Un messaggio alla gente su come realizzare i propri sogni? 
“Coltivare i propri sogni che può essere difficile, ma non lasciatevi influenzare dalle cose che può accadere nella vita e essere concentrati sull’obiettivo. Ma ora state al sicuro e sani in casa vostra”.

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