Resta in contatto
Sito appartenente al Network

Rassegna Stampa

Ibanez: «Siamo già una grande squadra, contro Inter e Lazio prove della verità»

Ibanez

Il centrale brasiliano: “Non è un caso se siamo lassù. Abbiamo tanti giocatori di alta qualità”

In un’intervista esclusiva a Il Messaggero il difensore giallorosso Roger Ibanez si è espresso così sulle aspettative che aveva della Roma.

Da Falcao a Cerezo, da Aldair e Cafu fino a Ibanez. La storia brasiliana della Roma continua
“Che poi è una storia vincente. Se posso portare avanti questa tradizione, mi farebbe molto piacere”.

Pesa il paragone con Aldair?
“Lo accetto, ma ho il mio stile”.

Lo hai mai conosciuto?
“Qui a Roma no, ma quando sono stato con la Nazionale Under 23 l’ho incontrato”.

Quali sono le tue caratteristiche, quali i difetti?
“Mi piace avere la palla tra i piedi, impostare è un altro mio tratto, poi la forza fisica. Posso dire tutto, ma poi devo lavorare sugli errori. Di solito me li riguardo dopo ogni partita e lavoro su quelli. E’ chiaro, mi manca l’esperienza e devo lavorare sui posizionamenti”.

Con la Roma è successo tutto molto in fretta. L’arrivo, il lockdown e poi la titolarità. Come hai vissuto quel periodo?
“Da quando sono arrivato Fonseca mi ha sempre chiesto di lavorare duro e l’ho fatto. Avevo capito che c’era quella possibilità e ho cominciato a spingere. Mi ha notato, ma alla fine è stata una sorpresa anche per me”.

L’Atalanta non ha creduto in te
“Sono stato io a voler andare via. Lì ho giocato nemmeno trenta minuti”.

Gasperini poi si è pentito
“Le sue parole mi hanno fatto piacere, però, forse doveva credere un pochino in me: un calciatore, per poter dimostrare ha bisogno di giocare. Se non vai in campo non ti vede nessuno. Gli allenamenti contano ma è la partita a fare la differenza. Alla fine, bene così”.

La differenza tra Gasperini e Fonseca?
“Fonseca mi conosceva già da quando ero in Brasile, quindi sapeva che avrei fatto bene”.

Nasci come difensore?
“No, da regista. Il volante”.

Via dall’Atalanta, come mai hai scelto subito la Roma?
“C’era il Bologna, ma poi se chiama la Roma…”.

Ti sei ambientato subito
“Si, ho trovato qui tre brasiliani, questo mi ha aiutato. Ma anche gli altri compagni, tutte bravissime persone”.

C’è stato il passaggio alla difesa a tre. Fonseca ti impiega ovunque, tu dove senti di poter dare il meglio?
“Da quattro a tre cambia molto. Ora ci sentiamo più sicuri. In Brasile di solito si gioca a quattro, io al Fluminense venivo impiegato nei tre, quindi ero abituato: lì facevo il centrale a sinistra. Posso giocare in tutti e tre i ruoli, dipende da quello che serve: se l’allenatore vuole che attacchi mi schiera esterno, se vuole più coperture mi metto al centro”.

Si spiega come mai la Roma vive blackout clamorosi come quelli di Napoli e Bergamo?
“Non so che cosa sia successo perché noi abbiamo lavorato per giocarle bene. E’ chiaro, non deve più accadere”.

L’Inter ora è un esame
“No, è solo una partita importante. Dovremo giocare come abbiamo sempre fatto. Il blackout c’è stato in due partite e non può essere un caso. L’Inter ci dirà se avremo trovato continuità”.

Lukaku non è proprio l’avversario migliore…
“Ogni squadra ha il suo attaccante pericoloso. Noi guadiamo video, studiamo…”.

Si aspettava la Roma così in alto in classifica?
“Certo che sì, la Roma è una grande squadra italiana e deve stare sempre tra le prime. Non è un caso se siamo lassù”.

A inizio campionato non era prevedibile essere terzi a quattro punti dalla prima?
“Quando sono arrivato mi sono subito accorto della qualità dei giocatori presenti. La Roma ha tanti nomi importanti e per questo motivo possiamo andare sempre più su”.

La Roma è tra le favorite per lo scudetto, dunque?
“Deve essere sempre tra le grandi. Se sono qui per me la Roma è la più grande squadra in Italia”.

Sei diffidato, dovendo scegliere salteresti l’Inter per esserci con la Lazio?
“Devo essere cauto, concentrato e magari giocarle entrambe”.

E’ possibile giocare senza pensare al peso della diffida?
“Sì, devi essere lo stesso giocatore. Non è che se sei in diffida cambi il modo di stare in campo. Io faccio quello che so fare sempre e per me non cambia nulla”.

Sono arrivate tante offerte dall’estero per te. Sei contento che la Roma non ti abbia lasciato partire?
“E’ importante che la squadra abbia fiducia in me e viceversa. Mi trovo bene qui e ora penso solo a giocare”.

Hai parlato con Friedkin?
“Sì, è fondamentale avere una persona di riferimento qui con noi”.

Qual è stata la chiave che vi ha fatto svoltare con il nuovo sistema di gioco?
“La squadra ha giocato bene con la difesa a tre. Non è che a quattro giocavamo male, ma a tre avevamo più possesso palla, riuscivamo a fare più passaggi tra le linee ed avere spazi diversi in campo. Non era solo un fatto di sicurezza. Abbiamo giocato qualche partita a quattro e tante a tre e così abbiamo fatto meglio. Dobbiamo giocare a tre”.

Le partite contro Inter e Lazio chiariranno quale sarà il ruolo della Roma in campionato
“L’obiettivo della Roma è la Champions. Dobbiamo solo pensare a restare tra i primi e ad andare in Champions, poi ogni cosa in più per noi è una vittoria. Non ci poniamo limiti”.

Chi ti ha colpito di più tra i tuoi compagni?
“All’Atalanta c’erano calciatori forti, poi sono arrivato alla Roma e ho visto calciatori diversi dagli altri: Dzeko, Mkhitaryan, la loro qualità è pazzesca”.

Ti diverti con il gioco offensivo della Roma?
“Sì, avere la palla è la miglior cosa nel calcio. A me piace tanto e quando gioco per me è un divertimento, lo faccio con amore”.

Senti la pressione della città sulla squadra?
“L’ambiente romanista sembra quello brasiliano: a Rio c’era molta pressione e tifosi molto simili. A me questo piace, ho rispetto per ogni posizione della gente. La pressione è normale, tutte le squadre ce l’hanno”.

Lascia un commento
Subscribe
Notificami
guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Advertisement

I MITI GIALLOROSSI

L'indimenticabile Ago. Romano e romanista, capitano e campione

Agostino Di Bartolomei

Il "Pluto" dei romanisti. Campione d'Italia nel 2001

Aldair

“Di Bruno solo uno e viene da Nettuno”

Bruno Conti

E' stato il ragazzo della Curva Sud in campo con la sua seconda pelle

Daniele De Rossi

Il bambino che diventò uomo, poi Capitano ed infine leggenda

Francesco Totti

IL GIOVANE CHE DIVENNE "PRINCIPE", NON AZZURRO MA GIALLOROSSO. PER SEMPRE

Giuseppe Giannini

Il "Divino" giallorosso, campione d'Italia nel 1983

Paulo Roberto Falcao

IL TEDESCO CHE VOLAVA SOTTO LA CURVA SUD

Rudi Voeller

SI PUÒ DIVENTARE UN’ICONA GIALLOROSSA SENZA ESSER NATI A ROMA. PICCHIA DURO, SEBINO!

Sebino Nela

Advertisement

Altro da Rassegna Stampa