Resta in contatto
Sito appartenente al Network

Prima Squadra

Zaniolo: “La Roma mi ha fatto diventare uomo. Come posso non amarla”

Mourinho

“La Roma mi ha cambiato la vita, in tutti i sensi”

Il centrocampista, classe ’99, Nicolò Zaniolo dell’AS Roma ha rilasciato una lunga intervista ad Icon, che ha pubblicato sul proprio profilo Instagram:

Ti senti un calciatore già affermato?
«Non mi sento affermato, sento che ogni giorno devo lavorare per diventarlo: sono un ragazzo con tante potenzialità, ma che deve migliorare sotto tanti aspetti. In una squadra come la Roma di pressioni ce ne sono di più che in una squadra normale: sta a me gestirle nella maniera giusta, e io lo faccio allenandomi sempre al massimo».

La Nazionale?
«I ko al ginocchio sono stati delle mazzate, ma mi hanno fatto crescere dal punto di vista umano e caratteriale. Adesso ce la metterò tutta per arrivare a Euro 2020 al 100%, per poi provare a vincerlo con la Nazionale».

Quanto è stato importante tuo padre?
«Avere mio padre al mio fianco è stato un vantaggio,perché lui ha già vissuto tutte le cose che ora sto attraversando io. Mi ha aiutato molto e ancor oggi i suoi consigli sono molto preziosi».

Il debutto contro il Real Madrid?
«Non mi aspettavo che succedesse tutto cosi in fretta, ma in fondo ci speravo».

L’addio alla Fiorentina?
«A Firenze ero ancora un ragazzino, stavo bene, avevo gli amici. Avevo trovato la mia comfort zone. È stata una vera batosta quando mi hanno detto che non rientravo più nei loro piani: ho dovuto cambiare città, abitudini, lasciare tutto».

La svolta con l’Entella?
«Sono arrivato l’ultimo giorno di mercato, con la squadra già fatta. Mi son detto: “Do tutto, altrimenti cambio mestiere”. Alla fine ce l’ho fatta, ho trovato spazio e non sono più uscito, e da li è iniziata la scalata, Chissà se la storia sarebbe stata identica senza quel no della Fiorentina… È stato un rifiuto che mi ha scosso: ho capito che non era più soltanto un gioco. Sono stato bravo a rimettermi in corsa, a tirare fuori quello che avevo dentro. E ho scoperto che avevo ancora tanto da dimostrare e da imparare».

L’approdo alla Roma?
«Lì ho capito che era cambiato qualcosa nella mia carriera. Fino a poche settimane prima mi allenavo con i ragazzini, adesso ero nello stesso spogliatoio di campioni come De Rossi, Kolarov o Dzeko. In un contesto del genere bisogna farsi trovare pronti: se prima davo dieci, adesso devo dare cento. Due giorni prima della firma con la Roma mi arriva un messaggio da parte di De Rossi, che era capitano: “Benvenuto in famiglia”. Ho subito capito che persona era, si è rivelato un campione dentro e fuori dal campo. Prima di arrivare a Trigoria credevo che i grandi calciatori non mi avrebbero dato retta: invece mi hanno sempre aiutato, dato dei consigli, e ancora oggi prendo esempio da loro, perché c’è sempre da imparare qualcosa. La Roma mi ha cambiato la vita, in tutti i sensi. Mi ha preso da ragazzino e mi sta facendo diventare uomo, mi ha dato l’opportunità di giocare, mi ha regalato tutta questa popolarità. Come posso non amarla».

Il rapporto con la moda?
«La moda mi è sempre piaciuta, anche se non sono un fanatico ci tengo a vestirmi bene. E poi Dolce&Gabbana è sempre stato uno dei miei marchi preferiti».

Tempo libero?
«Poco. Di solito la Playstation, oppure le videochiamate con gli amici. Ma la mia routine è casa-lavoro costantemente, ancor di più adesso che c’è la pandemia».

Idoli?
«Da bambino ho sempre ammirato Kaká: aveva tutto, corsa, dribbling, come modo di giocare mi ispiravo a lui. Adesso il mio riferimento e Ibrahimovic: vorrei essere come lui, un giorno vorrei scrivere pagine importanti come ci è riuscito lui. È un esempio anche come leader e trascinatore: in futuro mi piacerebbe aiutare i più giovani, quelli che arrivano in prima squadra, e farli arrivare in alto».

5 Commenti
Subscribe
Notificami
guest

5 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Advertisement

I MITI GIALLOROSSI

L'indimenticabile Ago. Romano e romanista, capitano e campione

Agostino Di Bartolomei

Il "Pluto" dei romanisti. Campione d'Italia nel 2001

Aldair

“Di Bruno solo uno e viene da Nettuno”

Bruno Conti

E' stato il ragazzo della Curva Sud in campo con la sua seconda pelle

Daniele De Rossi

Il bambino che diventò uomo, poi Capitano ed infine leggenda

Francesco Totti

IL GIOVANE CHE DIVENNE "PRINCIPE", NON AZZURRO MA GIALLOROSSO. PER SEMPRE

Giuseppe Giannini

Il "Divino" giallorosso, campione d'Italia nel 1983

Paulo Roberto Falcao

IL TEDESCO CHE VOLAVA SOTTO LA CURVA SUD

Rudi Voeller

SI PUÒ DIVENTARE UN’ICONA GIALLOROSSA SENZA ESSER NATI A ROMA. PICCHIA DURO, SEBINO!

Sebino Nela

Advertisement

Altro da Prima Squadra