Quell’urlo, la corsa, tutta la rabbia e la gioia liberate in pochi secondi. C’è molto più di un gol nell’esultanza di Rodrigo Mora. C’è la voglia di chi ha aspettato il proprio momento, di chi ha dovuto ingoiare qualche delusione e adesso vuole gridare a tutti: “Ci sono anche io”. Il portoghese lo ha fatto nel momento più importante, quando la Roma aveva bisogno di cambiare il destino di una partita. E – insieme a Lulli – si è preso la scena nella vittoria contro il Cagliari. Con un gol che, a guardarlo, sembra quasi uno scherzo del destino. Lui, che di centimetri non ne ha certo da vendere, ha scelto proprio la testa per lasciare il segno. Un’incornata che a molti ha riportato alla mente quella di Messi nella finale di Champions League del 2009 contro il Manchester United. Steso stadio, ma porta opposta, due protagonisti che con l’altezza hanno poco a che fare.
E persino Gasperini si è lasciato conquistare: “Gli ho visto fare gol col Porto, simile a quello di stasera. E’ piccolino, ma è molto coordinato e salta molto bene, oltre a colpire molto bene. Dà una frustata alla palla, questo è un gran gol. Ho la fortuna di vedere gli allenamenti e decido in base a quelli. Aveva giocato poco e ha reagito nel modo migliore. Deve formarsi dal punto di vista tecnico e fisico anche per giocare 90 minuti. Utilizzato così è una mina vagante, lo è stato anche a Napoli. Rispetto all’inizio dell’anno è in evoluzione, anche il gol di testa è un segnale: ha saltato tanto e staccato forte”.
Mora e il sogno inglese
Ma sarebbe ingeneroso fermarsi al gol. Perché Mora, in poco meno di quaranta minuti, ha fatto di tutto per convincere Gasp. Tre grandi occasioni create, 19 passaggi riusciti su 20 (95%) e appena un tocco sbagliato sui 28 complessivi. Numeri che raccontano una partita giocata con la fame di chi sa di non potersi permettere di sprecare nemmeno un minuto. Dopo qualche apparizione poco convincente, il portoghese ha scelto il campo per rispondere. Senza polemiche, senza reclamare spazio. E soprattutto senza dimenticare quello che conta davvero: “Sogno di essere un giocatore chiave e aiutare la squadra quando ne ha bisogno, oggi ho segnato e la squadra aveva bisogno di un gol. Ho aiutato la squadra ed è la cosa più importante”. Parole di chi ha fretta di crescere, ma non pretende scorciatoie. Nemmeno quando si parla di una maglia da titolare: “Tutti i giocatori vorrebbero partire titolari ma quello che più importa e che chiunque giochi anche entrando dalla panchina dia il massimo. E ci stiamo riuscendo”.
E adesso? Adesso potrebbe arrivare anche il momento di tornare a giocare dal primo minuto. Le condizioni di Dybala lasceranno la Roma senza la Joya almeno contro Udinese e Manchester United. Un’assenza non indifferente, ma anche l’occasioni d’oro per Mora, che ora ha tutte le intenzioni di approfittarne. Si comincia da Udine, dove il portoghese avrà la possibilità di guadagnarsi con la prestazione qualcosa di ancora più grande: una maglia da titolare a Old Trafford. Dall’Olimpico al Teatro dei Sogni, magari passando proprio per un gol decisivo in Friuli. Perché dopo aver fatto sentire la propria voce davanti ai propri tifosi, chissà che il giovane 2017 non riesca a farla arrivare anche fino a Manchester.




DAJE RODRI💛❤️🐺