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Capello ricorda lo Scudetto e celebra Mourinho: “L’allenatore giusto per la Roma” (AUDIO)

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Il ricordo del tecnico campione d’Italia esattamente venti anni fa

Fabio Capello ricorda, a vent’anni di distanza, il trionfo della sua Roma che il 17 giugno 2001 allo stadio Olimpico si laureò campione d’Italia. L’ex allenatore è intervenuto questa mattina ai microfoni di Teleradiostereo, ricordando alcuni momenti chiave di quell’annata e commentando l’arrivo imminente di Mourinho nella capitale. Ecco le sue parole:

Mister, vent’anni da quel successo, sono tanti…

“Sono tanti sì, pensavo che dopo di me qualcun altro riuscisse a fare quello che abbiamo fatto noi con il presidente Sensi e tutti quelli che hanno lavorato con me: Baldini, Pradè e altri ancora. Per vincere ci vuole l’allenatore, la squadra, gli assistenti con tutti quanti che remano dalla stessa parte senza nessun tipo di egoismo”.

Un ricordo, a distanza di 13 anni dalla sua scomparsa, di Franco Sensi. Quanto fu importante la sua determinazione?

“Per me è stato un grandissimo presidente, con il quale ho lavorato molto molto bene, mi chiamò da Milano per venirlo a trovare a Roma; ci fu subito feeling tra noi. Capimmo il valore della squadra e cosa dovevamo fare per raggiungere l’obiettivo. Un personaggio di altissimo livello che ha fatto la storia della Roma: lui e tutta la sua famiglia sono stati molto vicini alla squadra come fosse parte della loro famiglia”.

L’ultima settimana fu pesante dopo il pareggio di Napoli, come l’avete vissuta?

“Fu sicuramente una settimana di una certa tensione, soprattutto perché in questi casi può succedere che durante gli allenamenti salti fuori un infortunio. Bisognava evitare tutto questo, lavorammo con intensità ma anche attenzione al fine di ritrovare quel feeling che non avevamo avuto a Napoli. Tutti furono molto attenti e concentrati, finalmente quando arrivò la partita in campo ci fu qualcosa di importante: io vidi subito che la squadra c’era, e che quella partita l’avremmo vinta.”

Dopo venti anni la Roma sceglie di nuovo un grande profilo, quello di José Mourinho, che basi servono al portoghese per ripetere la sua impresa?

“Ho grande rispetto per Mourinho, sono sempre stato un suo grande ammiratore. è un allenatore completo, che fa poca filosofia e molti fatti. Credo sia l’allenatore giusto per la Roma. Per fare quello che ho fatto io, bisogna capire il valore della squadra e dove va migliorata, come facemmo noi. Altrimenti puoi avere l’allenatore più bravo del mondo, ma senza giocatori non si ottengono i risultati”.

La prima cosa che cambierebbe in questa Roma?

“Non voglio mettere il naso in cose non mie, non posso parlare di una squadra che non conosco dall’interno. Credo che un allenatore che la vive tutti i giorni sa e conosce i problemi dello spogliatoio: sa sempre cosa deve fare e dove mettere le mani. Una delle cose che l’allenatore fa quando prepara la partita è prepararla per vincere”.

C’è un po’ di rimpianto per non essere riusciti a vincere ancora con quella squadra?

“In calcio italiano era al top, c’era grande concorrenza: l’anno dopo tre squadre in tre punti. Il più grande rammarico è sicuramente il pareggio di Venezia contro una squadra già retrocessa dopo che nel primo tempo potevamo fare tre gol. Lì perdemmo quel campionato purtroppo, l’unico rammarico è quello. Vincere il campionato in quel periodo non era affatto semplice, ora vediamo che la Juventus ha dominato per anni con grande distacco e l’Inter quest’anno che aveva già vinto a quattro partite dalla fine. C’era grande competizione tra le squadre: era molto ma molto più difficile. Oggi, con il calcio italiano che non è più al top, se si indovinano degli acquisti e si costruisce una buona squadra ritengo che sia più facile vincere il campionato”.

Tra i rimpianti si può inserire quel Roma-Galatasaray di Champions League?

“Purtroppo sì, nel calcio può anche succedere questo. Io dico palo dentro e palo fuori, il calcio è questo”.

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