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Appuntamento a Roma

Decisiva la notte dell’Olimpico

Si decide tutto all’Olimpico. La semifinale d’andata di Conference League tra Leicester e Roma finisce pari e patta, un gol a testa, il fortino di Mourinho che tiene e Tirana adesso appare un po’ meno lontana. Con l’«autobus» giallorosso parcheggiato davanti alla difesa per lunghi tratti, come ai tempi dell’Inter a Barcellona in Champions o del suo Chelsea contro le rivali più offensive, lo Special One disegna una partita tutta difesa e contropiede, i suoi uomini la interpretano con applicazione, fiato, cuore, furbizia. Un piano che farà storcere il naso agli amanti di un calcio più moderno, ma che produce un risultato positivo. E arrivati a questo punto, è davvero l’unica cosa che conta. Davanti a quasi duemila tifosi venuti dalla Capitale e a i Friedkin presenti in tribuna al gran completo (papà Dan, i figli Ryan e Corbyn), la Roma fa sfogare il Leicester per una decina diminuti, con gli inglesi spinti dal pubblico di casa ma incapaci di creare una vera occasione. Alla prima ripartenza ben costruita, i giallorossi passano. Lancio delizioso di Zaniolo, sterzata e assist da fenomeno di Zalewski, Pellegrini infila sotto le gambe di Schmeichel: tre ragazzi romanisti disegnano l’azione perfetta e fanno esplodere il settore ospiti. Così la partita si mette come meglio non poteva iniziare. La reazione del Leicester c’è, più di nervi che di qualità.

La Roma si rimette a difendere nella sua metà campo e la prima parata di Rui Patricio arriva al 34’ sulla botta centrale di Lookman: sarà anche l’unica fino all’intervallo. La notizia peggiore della serata per Mourinho arriva a inizio ripresa con Mkhitaryan che chiede il cambio per infortunio e lascia il posto a Veretout. Rodgers, che nel primo tempo ha dovuto cambiare Castagne con Justin, risponde buttando dentro Iheanacho e Barnes per lo spento Vardy e Albrighton. Ed è proprio il numero 7 subentrato a sfruttare un errore di Ibanez e servire a Lookman il pallone dell’1-1: complice la deviazione a rete di Mancini. Il King Power Stadium alza il volume, Mourinho butta dentro un altro centrocampista, Oliveira, per Zaniolo che aveva anche preso il «solito» giallo. Serve un grande tuffo di Rui Patricio per negare il 2-1 a Iheanacho, di là Abraham inventa finalmente una giocata delle sue e serve di tacco Oliveira che fa sporcare per la prima volta i guanti a Schmeichel dopo quasi 80 minuti. I cambi finali non producono effetti, la Roma difende con ordine, il Leicester si spegne e le squadra si danno appuntamento a giovedì 5 maggio per il ritorno: sarà lì, dentro un Olimpico strapieno, che si deciderà la finalista pronta a sfidare il 25 maggio in Albania la vincente di Feyenoord-Marsiglia, con gli olandesi vittoriosi 3-2 ieri. La storia è lì a un passo. Lo scrive “Il Tempo”.

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