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Tirana bella e blindata: la Roma e Mourinho cercano qui l’America

Inizia la trasferta albanese

Trent’anni dopo, il sogno viaggia sulla rotta opposta. C’era un tempo in cui dall’Albania si partiva per l’Italia cercando una vita nuova. Da ieri, migliaia di romanisti sono in partenza per Tirana con in tasca un sogno europeo. Basta atterrare al “Nene Tereza”, l’aeroporto dedicato a Madre Teresa, l’albanese più famosa del mondo, per capire che questa finale di Conference League, l’ultima nata della Uefa, da queste parti, è la cometa di Halley: è l’evento che passa una volta nella vita, che elettrizza una città, che fa rifare in fretta la strada che porta all’aeroporto e dipingere il gate con una porta da calcio, per far partecipare al gioco anche chi torna a trovare gli amici o la famiglia o vuole fare un bagno a Durazzo.

E non solo perché per la prima volta una finale europea si celebra in Albania. Ma perché arriva la Roma, e Roma è l’Italia, e per milioni di albanesi l’Italia è, da sempre, l’orizzonte a cui tendere. Tra qualche ora ogni tavolino sarà invaso dalle migliaia di tifosi che arriveranno da Roma e da Rotterdam. A margini del Blloku sorge il gioiello architettonico in cui la Uefa ha disposto con un certo coraggio – e strizzando l’occhio all’influente presidente federale Armand Duka – di giocare la finale di una coppa che avrebbe dovuto regalare un sogno alla periferia del pallone, e invece mette di fronte il Feyenoord, Campione d’Europa nel ’70, e la Roma, semifinalista solo 4 anni fa in Champions.

S’erano illusi, a Nyon, che bastassero i 20 mila spettatori dell’Arena Kombetare. Uno stadio nato nel 2019 in un’area che oggi si chiama proprio Piazza Italia, e figlio del progetto di un architetto italiano. Uno stadio che fa invidia alla Roma, per dieci anni impigliata nella burocrazia per costruire un impianto che non si farà mai. Questo, invece, è sorto in tre anni.

Il vero problema però per Tirana è farsi trovare pronta. Anche perché qui di eventi simili non ne hanno mai avuti: c’era stato il Papa, nel 2014, ma un conto sono un milione di pellegrini, un conto un migliaio di ultrà, di cui almeno 500 da Roma, con 14 uomini della polizia italiana a sorvegliarli. Molti sono pronti a sbarcare senza biglietto, nella speranza di trovarlo qui. “Io sto provando a scoraggiarli“, ammette l’ambasciatore italiano in Albania, Fabrizio Bucci, romano e tifoso della Roma, “anche perché qui la polizia andrà per le spicce: l’idea è tolleranza minima contro la violenza“.

Impossibile fare una stima dei flussi, “ma per il governo è un evento storico, il centro sarà chiuso, chiuderanno gli uffici tanti tifosi verranno in nave e dormiranno a Durazzo“. In traghetto è partito anche il pullman della Roma, che ai tifosi vip ha venduto pacchetti da 1400 euro viaggio più stadio, e che qui aveva prenotato il ristorante Amazonic per un’eventuale festa post partita. Ma s’è dovuta arrendere: è nel perimetro dello stadio, dovrà restare chiuso.

Sono quasi trent’anni che Gianni Amelio scelse Tirana per farne Lamerica di un gruppo di mafiosi italiani. Ora per migliaia di italiani, torna a essere l’America, con la A maiuscola. O almeno lo spera Mourinho.

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