La tecnologia arbitrale continua la sua espansione a livello globale: secondo quanto riportato da Martyn Ziegler, il VAR avrà poteri estesi in occasione della Coppa del Mondo 2026. L’innovazione più significativa riguarda l’autorità di intervento anche su calci d’angolo e secondi cartellini gialli, ampliando ulteriormente il raggio d’azione del protocollo.
Questa spinta verso nuove frontiere arriva in un momento in cui l’utilizzo del VAR in Serie A è al centro di una polemica quotidiana, alimentata dalla mancanza di uniformità di giudizio e da una preoccupante flessione nella precisione degli interventi. I dati aggiornati al mese di novembre sono chiari: dopo quasi un terzo di campionato, la percentuale di successo del VAR è scesa all’84%, contro il 92% della scorsa stagione.
VAR, arbitri e polemiche
La sensazione che il VAR sia usato “spesso e male” trova conferma negli episodi più recenti e controversi. Nella sconfitta della Roma contro il Napoli, il gol vittoria è stato viziato da un contatto che lascia spazio a parecchi dubbi: il presunto fallo di Rrahmani su Koné all’inizio dell’azione decisiva.
Il culmine del caos si è toccato nel finale di Milan-Lazio. L’addetto al VAR, Aleandro Di Paolo, è stato ritenuto responsabile di aver richiamato erroneamente l’arbitro Collu per un tocco di braccio di Pavlovic che, per i vertici arbitrali, non era rigore. Il comportamento di Di Paolo è stato giudicato “completamente sbagliato”, costandogli il fermo. Il finale infuocato è stato definito da Caressa come “da ridere”, anche a causa della confusione generata dall’annuncio in campo che motivava la non concessione con un precedente fallo della Lazio.
Episodi di incertezza che minano la fiducia nel sistema e si aggiungono alle ruggini passate. Mentre la FIFA estende i confini del VAR, per la Serie A la sfida prioritaria resta la formazione degli addetti e l’uniformità di giudizio, fattori indispensabili per sedare le continue proteste che il sistema, anziché risolvere, amplifica.




