Ha vestito la maglia della Roma per cinque stagioni ed è stato uno dei protagonisti assoluti dell’era Mourinho in giallorosso. Chris Smalling, intervistato dalla BBC, ha ripercorso il suo quinquennio nella Capitale ed ha parlato del rapporto con lo Special One. “Sia al Manchester United che alla Roma, José mi schierava nella maggior parte delle partite perché avevamo un buon rapporto e si fidava di me. È molto facile influenzare i giocatori più giovani, ma la bellezza di Sir Alex Ferguson e di José sta nel fatto che sono riusciti a creare quella fiducia nei giocatori più esperti. Molti allenatori sanno fare dei buoni discorsi alla squadra, ma se guardi qualcuno negli occhi, vedi la passione e la vera convinzione che ‘succederà’, i giocatori più esperti lo seguono e gli altri si impegnano al massimo. Questa è la bellezza degli allenatori di alto livello”.
Il difensore ha poi menzionato l’infortunio del 2016 che gli costò qualche attrito con l’allenatore portoghese: “In quella situazione, mi stavo sottoponendo a iniezioni per un dito del piede fratturato perché lui aveva creato in me la mentalità di poter fare qualsiasi cosa, anche se forse non avrei dovuto. Avevo raggiunto il limite di iniezioni che potevo fare, ho dovuto fermarmi durante il riscaldamento e lui era dispiaciuto. Questo mi ha dato ancora più fiducia, perché sarebbe stato facile scegliere un altro difensore centrale, ma lui voleva me.”
Smalling: “Futuro? Non mi vedo come allenatore”
L’ex Manchester United si è poi soffermato sul rapporto con Mou: “Alla Roma abbiamo vinto un trofeo e ho avuto la possibilità di giocare con continuità al suo fianco. È stato una parte fondamentale della mia carriera, del mio percorso, e abbiamo ancora un ottimo rapporto. Mi mandava messaggi divertenti, meme e cose del genere. Quindi la nostra amicizia è ancora forte”. Al momento l’inglese, quasi 37 anni, è a caccia di una nuova avventura: “Conosco il mio corpo meglio ora di quando avevo 26 anni e questo si vede nelle partite che gioco. Superati i 30 anni, ogni anno è prezioso in termini di piacere di giocare e passione per il calcio. L’allenamento vero e proprio dura pochissimo. La longevità e il recupero iniziano molto presto, in termini di alimentazione e attività tra una sessione e l’altra, persino per quanto riguarda gli integratori. Durante il precampionato facciamo analisi del sangue e le squadre ci danno delle raccomandazioni. Io ho fatto un passo in più e ho fatto dei test genetici, che analizzano tutto in profondità. Molti dei miei integratori sono cambiati a causa di ciò”.
Infine, sul futuro: “Allenare? Non credo che questa sarà la mia strada. Sto lavorando a un programma educativo per giovani calciatori, in collaborazione con il Global Institute of Sport, che uscirà a breve. Ho tre o quattro progetti di questo tipo. Una volta conclusa la mia carriera calcistica, potrò dedicarci più tempo, ma al momento sono concentrato sul gioco perché ho la passione e la determinazione necessarie e le mie caratteristiche fisiche sono ottime.”



