Il risultato indirizza sempre il giudizio su una partita e spesso deforma la valutazione sull’effettivo valore di una squadra. Ma il risultato nel calcio, come in qualsiasi sport, conta più di tutto perché le classifiche si fanno con i punti e non con le prestazioni. Per questo non può che esserci amarezza al triplice fischio di Massa – autore di una prova discreta rispetto ai disastri degli scorsi anni – perchè la Roma questa volta, dopo tanti anni, è andata veramente vicina alla vittoria contro l’Inter.
Il presupposto però deve essere chiaro: l’Inter è e resta la più forte. Per fisicità, per qualità tecniche, per profondità di rosa, per esperienza, per leadership. Ma anche i nerazzurri hanno dei difetti oggettivi, che Chivu dovrà correggere, se vorrà sognare in grande soprattutto in Europa.
Gasperini dopo la gara ha mantenuto la barra dritta, come sempre. Non è un tecnico che si deprime, che sbraita dopo le sconfitte o che si esalta dopo le vittorie. Le sue parole chiave sono state consapevolezza, fiducia ma anche superficialità e presunzione per come è stato preso il primo gol. Il messaggio insomma è sempre lo stesso: ‘abbiamo raggiunto un determinato livello, ma si può e si deve migliorare’.

Primo tempo traccia per il salto di qualità
La Roma del primo tempo di ieri è un sogno divenuto realtà. Una squadra letteralmente debordante, capace di sfiancare e stritolare l’Inter aggredendola in ogni zona di campo. Non ci sono contromisure quando dai centrali di difesa in su, la formazione giallorossa disposta quasi militarmente nella trequarti avversaria, non concede mai all’avversario di turno di girarsi. In un paio di occasioni la qualità nerazzurra ha permesso agli interisti di costruire altrettante occasioni, ma puramente casuali nello sviluppo di una frazione dominata dal pensiero di Gasperini, che come su una immaginifica scacchiera, sembrava aver fatto scacco matto al collega più giovane.
L’unico problema è stato non segnarne più di 2? Forse sì, considerato che l’Inter è riuscita a rimontare sempre – a parte Madrid – dal doppio svantaggio. Il difetto è nel non aver sfruttato appieno l’enorme mole di gioco e le potenziali situazioni di uno contro uno o di cross da dentro l’area di rigore capitate sui piedi di vari Soulè, Wesley, Dybala e Molina, perchè altrimenti nei primi 45 minuti sarebbe stata una mattanza. Poi il cortocircuito, non più casuale, dell’inizio ripresa.

Difetti da correggere e rosa da integrare
Non è assolutamente accettabile per una squadra del livello della Roma, dell’esperienza in campo, delle capacità tecniche mostrate anche ieri nel primo tempo, tornare dall’intervallo e battuto il calcio d’inizio, subire un gol dopo appena 50 secondi con l’aggravante che a ripartire per l’Inter sono stati solo Thuram e Lautaro. Questo è il peggior difetto della Roma di Gasperini, che va compreso, analizzato ed estirpato. E’ come se nel gruppo ci fosse un interruttore che si spegne durante la pausa tra un tempo e l’altro.
Con quell’atteggiamento, secondo l’allenatore superficiale e presuntuoso, si è vanificato quasi tutto il lavoro svolto nel primo tempo. Se si mira all’eccellenza, il tecnico di Grugliasco dovrà intervenire forte su questo aspetto. Da lì è iniziata un’altra partita che la Roma ha condotto ancora in vantaggio fino al 78′, sostituendo all’impeto fisico il cuore e la generosità. La girandola di cambi, compromessa dalla necessità di sostituire tutti e tre i difensori centrali, ha inciso sulle scelte dell’allenatore che non ha potuto fare cambi in attacco dove soprattutto Dybala è apparso parecchio in difficoltà sul piano fisico per tutti i secondi 45 minuti.
Però il secondo tempo ha raccontato anche un altro aspetto: l’Inter per la prima volta dopo anni non è stata dominante sul piano tecnico. Ci sono stati confronti nelle scorse stagioni, compreso anche quello di ritorno di alcuni mesi fa, in cui la distanza tecnica tra le due squadra è stata visibile, a tratti quasi imbarazzante. A fare la differenza è stata la fisicità, in cm e in freschezza di alcuni interpreti, oltre al viso di Martinez che ha impedito a Malen di portare i suoi sul 3-1 a 20 minuti dalla fine. Sarebbe stata una mazzata, forse definitiva, sul tentativo di rimonta nerazzurro. Siamo ad inizio stagione ed è naturale che non si abbia la capacità di mantenere lo stesso standard fisico per 90 minuti.
La Roma non è una squadra settata per gestire il gioco, ma ieri ha mostrato un’identità fortissima. Ha pareggiato con merito una gara che negli scorsi anni ha perso spesso malamente. Il lavoro iniziato da Gasperini 15 mesi fa ha già proiettato i giallorossi in una dimensione calcistica d’eccellenza, con difetti ovviamente da correggere e un paio di carenze in organico che andranno colmate con calciatori di livello assoluto. La strada intrapresa è quella giusta e la gara di ieri deve dare al gruppo ulteriore fiducia, con la speranza che questa sosta lunghissima non inceppi qualche meccanismo.
La classifica però conta, sempre. Anche dopo cinque giornate. La Roma è in testa e sta lì con merito. Un punto in più rispetto all’anno scorso, rispettivamente 8 e 7 rispetto a due o tre anni fa. E’ un’altra dimensione, è palese. Ma per stabilizzarsi lì servirà crescere ancora, tutti insieme. E la grandezza è nel sapore amaro del rimpianto al termine della sfida di ieri.



Poi esce Kone autore di una partita pazzesca e entra Pisilli che non è la stessa cosa o meglio non ha le stesse caratteristiche da strappo…Mancini perde una palla sanguinosa che sul 2 a 0 non andrebbe persa nemmeno se giochi sotto casa ,Dybala non può avere tutto quel minutaggio in partite così ravvicinate ,il 2 a 2 con un giocatore fresco su barella sulla linea di campo gli morde le caviglie e non gli da la possibilità di passaggio…e la partita finisce in pareggio .va bene ugualmente Forza Roma!