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Ranieri punta la Champions…per avvicinare Conte alla Roma

Presente e futuro si intrecciano tra classifica, bilanci e possibili scenari

A Trigoria si lavora, questo è indubbio. Con l’animo in conflitto tra quello che il presente racconta e quello che il futuro può garantire, tra le speranze Champions e le esigenze di bilancio, tra la Roma che c’è e quella che sarà.
Ranieri si è preso la responsabilità di “traghettare” la squadra in Champions League: un viaggio su una barca piena di fori, in un mare quasi in burrasca. La tempesta sembra passata e l’approdo torna a stagliarsi in lontananza: la battaglia calcistica con Milan e Atalanta è ancora tutta da vincere. Il tecnico di San Saba lavora sul presente ma anche sul suo futuro: il paradosso è che la Champions potrebbe essere la chiave di volta per un tecnico di primo livello, come Conte, ma anche l’unico modo per guadagnarsi credibilità agli occhi del presidente. Quella che si sta guadagnando all’interno dello spogliatoio giallorosso, scelta dopo scelta.

Ranieri

La lite ElSha-Dzeko a Ferrara, il confronto post Roma-Napoli, la scelta di Mirante e la gestione di Zaniolo alla vigilia di Inter-Roma. Ranieri ha affrontato ogni problematica con decisione, alzando la voce quando serviva e imponendosi con autorevolezza. L’ultimo episodio risale proprio all’ultima settimana di lavoro: un Zaniolo troppo su di giri, per l’imminente confronto in campo con l’ex Nainggolan a San Siro, ha portato il tecnico giallorosso ad un’attenta riflessione sul momento del numero 22. E’ andato quindi in scena un lungo colloquio con il ragazzo a Trigoria, dove gli ha comunicato la decisione presa: sarebbe partito in panchina contro l’Inter perché, prima delle sfide personali, c’è la squadra, conta solo la Roma. Nonostante l’opaca risposta del giovane nel secondo tempo di San Siro, ci sono enormi possibilità che Zaniolo faccia parte anche della Roma del futuro (il rinnovo, a prescindere dal futuro, arriverà).

Conte – Petrachi

Per quanto riguarda direttore sportivo e allenatore, la risposta comune può arrivare nel dialetto pugliese.
Nati a Lecce, entrambi classe ’69, Antonio Conte e Gianluca Petrachi possono rappresentare il binomio dal quale la Roma ripartirà. Un rapporto, il loro, nato nelle giovanili del Lecce fino all’approdo alla prima squadra (insieme dalla stagione 1985-86 a quella 1987-88), coltivato negli anni e ritrovato in terra piemontese: Petrachi diventa un habitué del ristorante di Daniele Conte, fratello di Antonio, il “One Apple Concept Bar” nel cuore di Torino.
Un’amicizia che da molti è stata definita strategica per l’arrivo dell’ex manager del Chelsea a Roma.
I contatti con Totti sono sempre più frequenti e Conte inizia a pensare seriamente all’ipotesi Roma, condividendo con gli amici più stretti le prime riflessioni sul mercato da fare (soprattutto in difesa), sulle prospettive offerte dalla Roma (la partecipazione alla Champions non sembra una “conditio sine qua non”) e una domanda, che sa tanto di sfida: “Perché a Roma non ci vince nessuno?”. Che voglia esser lui a metter fine a questo digiuno?

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