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Veretout: “La mia priorità era trasferirmi in una grande squadra italiana”

“Sono uno che ha la vittoria dentro”

Il centrocampista francese della Roma, Jordan Veretout, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di France Football. Queste le sue parole:

Sei partito dal Nantes…
Nell’esperienza al Nantes ho imparato a gestire e passare la palla e a giocare nei piccoli spazi. All’Aston Villa ho lavorato sul fisico e sull’intensità. In Italia ovviamente c’è più tattica e più attenzione alla fase difensiva. A inizio carriera giocavo come numero 10, ma non mi sento a mio agio in quel ruolo, non mi piace stare vicino all’attaccante, devo partire da più lontano. Nel centrocampo a tre mi metto a sinistra e amo rientrare per cercare un passaggio e tentare la percussione. Amo fare gioco, ma devo migliorare nel gestire le forze. All’inizio pensavo che i grandi giocatori dovessero correre molto. Poi, in un Roma-Fiorentina, Nainggolan mi ha pressato ovunque per tutto il match. Nelle statistiche alla fine ho scoperto che aveva corso 3 km meno di me. Faceva corse intense, ma brevi, mentre io tendevo a fare corse più lunghe che mi stancavano di più. Oggi cerco di posizionarmi bene e pressare al momento giusto.

La Fiorentina?

Ai primi allenamenti nessuno mi conosceva: ero un giovane che arrivava campionato francese, ma non mi conoscevano. Per un francese, la Serie A non è il campionato di riferimento, ma mi sono adattato subito alla cultura e alla mentalità italiana. E’ tutto calcio, calcio, calcio. Sono andato d’accordo con gli italiani e esploso rapidamente. I tifosi della Fiorentina non erano contenti del mio addio, come in tutte le squadre, vorrebbero tenere sempre i migliori giocatori. Ho avuto l’occasione di trasferirmi in un top team del campionato francese, non sarebbe stato un passo indietro, ma amo troppo la Serie A per lasciarla. Anche l’opinione di mia moglie ha contato. L’Italia ci piace molto.

Perché hai scelto la Roma?
La mia priorità era trasferirmi in una grande squadra italiana. Mi sono preso il mio tempo, poi mi sono affidato alle sensazioni. Fonseca mi ha telefonato per parlarmi della sua visione di calcio e di come voleva che evolvessi. Ha guardato quasi tutte le mie partite e mi ha descritto come ho giocato. Mi è sembrato molto interessato. Mi voleva, poi sta a me guadagnarmi il posto sul campo e questo è quello che provo a fare tutti i giorni. Gli piace avere il possesso-palla, è un gioco che mi si addice. E’ una squadra nuova per me quindi ho bisogno di tempo. Sulla carta sostituisco una leggenda come De Rossi, ma non posso paragonarmi a lui.

La Nazionale?
Mi sarebbe piaciuto essere tra i campioni del mondo del 2018, ma non ho provato invidia, ero felice per loro. E mi dico: “Magari un giorno sarò lì”. Ho già avuto delle pre-convocazioni, sta a me continuare a lavorare. Le buone prestazioni non sono sufficienti, ci vogliono prestazioni molto, molto alte perché il livello è alto. Giocare in Champions aiuta, ma non è fondamentale.

La tragedia di Astori?
Non avevo mai vissuto eventi simili nella mia vita privata. Ci penso ancora molto spesso. Davide, in modo assurdo, è morto nel sonno il giorno di una partita fuori. Era un grande capitano, mi aveva aiutato a integrarmi bene con la Fiorentina.

Il tuo carattere?
Mi viene spesso detto che sono uno riservato, anche se mi piace scherzare. Non so se sia una cosa che gioca a mio favore oppure no. Il mio atteggiamento sul campo è completamente differente. Sono uno che ha la vittoria dentro. Ho già preso un rosso per eccesso di foga. Sono aggressivo, urlo contro i miei compagni se è necessario. Non ho intenzione di cambiare.

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