Alla vigilia della sfida contro l’Udinese, l’ex di giornata Abel Balbo è tornato a parlare della Roma nel corso di una lunga intervista concessa sulle colonne de La Gazzetta dello Sport.
182 presenze con la Roma e 144 con l’Udinese. Per Balbo quella di oggi non potrà mai essere una gara normale, come da lui stesso dichiarato, soffermandosi anche sul momento dei giallorossi e sulle qualità di Gasperini.

Balbo: “La Roma gioca per lo scudetto”
Abel Balbo, per lei Udinese-Roma sarà sempre speciale.
“È la mia gara del cuore, sì. In Friuli sono diventato uomo, mi hanno accolto come un figlio. Sono arrivato a Udine grazie a un guizzo di Marino, che venne a vedermi in segreto in Argentina”.
E la Roma?
“Rispetto a Udine era come planare su un pianeta nuovo: passi da un paesone di 100mila abitanti a una città di milioni. Cambia tutto. In giallorosso ho vissuto anni spettacolari, specie con Mazzone in panchina. Per me Carletto è stato come un papà”.
A proposito della squadra giallorossa, come la vede quest’anno?
“La Roma è forte, davvero tanto. Ha un gruppo solido, formato da calciatori con gli attributi. Gasp li fa rendere al massimo, si butterebbero nel fuoco per lui”.
Chi l’ha stupita più degli altri?
“Se devo sceglierne uno, dico Soulé. È diventato un leader, sa prendersi la squadra sulle spalle. Poi Balerdi: il giocatore perfetto per un allenatore come Gasp”.
Può vincere lo scudetto?
“Sì, anche se lotterà con l’Inter che al momento è più attrezzata sia come undici sia come ricambi. La Roma reciterà fino alla fine il ruolo dell’antagonista. Se i nerazzurri dovessero fare un passo falso… loro dovranno essere lì pronti a cogliere l’occasione”.
Le ricorda un po’ la Roma che vinse nel 2001?
“No… piano con i paragoni. Quella squadra era un’altra roba. Avevamo campioni in ogni reparto. Io ero il quarto attaccante e davanti avevo Batistuta, Totti e Montella. Potevamo solo vincere. Il merito di quella vittoria è di Franco Sensi, un presidente illuminato. Non ce ne sono più uomini come lui nel calcio…”.
Fu lui a volerla a Roma, vero?
“Sì, e gliene sono infinitamente grato. E pensare che arrivai a Roma quasi per caso. Dovevo andare all’Inter, ma il presidente Pellegrini non mi prese perché avevo una brutta firma. In effetti era davvero orrenda… da lì l’ho cambiata. Sensi spese tanto per portarmi via da Udine – 18 miliardi delle vecchie lire – e per lui ho detto no a tante offerte negli anni successivi. Pure alla Juve. A Torino non sarei proprio andato per una questione di rispetto”.
In attacco con lei c’era anche un giovane Francesco Totti.
“Francesco era giovane, ma già molto forte. Cercavamo di rassicurarlo e lasciarlo tranquillo. Dopo l’infortunio di Fonseca giocò spesso in coppia con me. Non gli ho insegnato nulla, a uno così non puoi insegnare nulla, ma ho cercato di metterlo a suo agio. La stessa cosa faceva Mazzone. Se avessi giocato con lui anni dopo avrei fatto valanghe di gol”.
Che sfida sarà al Friuli?
“Molto fisica, decisa dai dettagli. La Roma gioca per lo scudetto e dovrà dare continuità agli ottimi risultati, l’Udinese deve uscire dalle sabbie mobili. Servirà personalità: i bianconeri sono forti e hanno un buon allenatore: una classifica così è inspiegabile”.



