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Boni: “Per me non è calcio giocare senza pubblico”

“Spero che tornando a giocare non si arrivi a toccare la salute dei protagonisti”

Loris Boni, ex centrocampista della Roma dal 1975 al 1979, ha parlato a Centro Suono Sport della ripresa del calcio in Italia. L’ex giallorosso ha toccato anche il tasto sui tifosi.

La Serie A dovrebbe riprendere a metà giugno
“È un momento delicato, si guardano gli interessi che ci sono in ballo e, di conseguenza, l’interesse prevale sui rischi. Spero che tornando a giocare non si arrivi a toccare la salute dei protagonisti”.

Sei favorevole alla ripresa?
“Per me non è calcio giocare senza pubblico. Comunque, bisogna guardare gli interessi, le tv non vogliono pagare le società e quindi bisogna adattarsi al momento”.

Dal punto di vista psicologico, cosa pensi possa provare un calciatore quando tornerà in campo?
“Secondo me in campo vincerà la paura, sarà un calcio molto diverso. Non ci sarà l’attenzione, la voglia, l’intensità solita. Il calcio tedesco è diverso dal nostro ma mi sembrano partite di allenamento, non vedo intensità e agonismo, non vedo la mente libera nei calciatori e direi che è impossibile. Basta vedere gli allenatori in panchina con la mascherina per capire cosa stiamo vivendo, il problema esiste. Ho guardato la prima giornata di Bundesliga e ho notato molta tensione, sembra quasi si voglia evitare il contatto fisico. I calciatori sono umani come noi, è normale che abbiano un po’ di paura, non si può pretendere un cambiamento radicale dopo tre mesi vissuti in questa maniera. Il calcio è uno sport fisico, di contatto, di emozioni e queste componenti non ci sono. È un calcio irreale che non piace a nessuno. Questa è una pandemia imprevedibile, il Governo doveva intervenire per sanare le società, doveva chiudere il campionato e ripartire possibilmente a settembre. Con la ripresa, la Serie A diventerà un campionato irreale”.

Alcuni giocatori hanno parenti che non stanno bene, potrebbero essere ulteriormente condizionati in campo…
“Il rischio che uno corre è questo, dopo i calciatori vanno a casa ma magari potrebbero avere dei problemi, questa cosa non è prevedibile. Oltre ai tanti controlli che hanno, non possiamo avere la certezza che non ci sia un positivo. Io amo il calcio, ma quello di adesso è una cosa un po’ robotica”.

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