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La Roma e il suo solito difetto: il mal di “big”

La Roma non riesce a vincere con le grandi

La costante di questo campionato resta sempre la stessa, passano le giornate ma il comun denominatore resta l’incapacità di riuscire a portare a casa i 3 punti con le squadre che competono per il podio e la conferma è arrivata anche ieri domenica 28 febbraio nel posticipo contro il Milan di Pioli, un amaro 1-2 che ha bloccato la Roma a 44 punti, scavalcata dalla Juventus e Atalanta, scivolata al quinto posto quindi, dovesse terminare oggi la Serie A, i capitolini sarebbero fuori dalla Champions League.

Nonostante i pronostici dicessero che la Roma fosse leggermente favorita, anche stavolta Fonseca e i suoi ragazzi hanno chiuso il match senza punti, dovendo per forza di cose andare a lavorare su un evidente limite che la squadra evidenzia in occasione dei big match; c’è chi recrimina per decisioni arbitrali “particolari”, vedi il rigore sospetto non assegnato oppure l’episodio che ha portato al rigore (il fallo su Calabria a ridosso della linea centrale dell’area di rigore, ndr)ma la costante resta la stessa e diventa sempre più alta la pressione che i giallorossi accusano quando sono chiamati a un match clou.

Ciò su cui si è soffermato oggi mister Fonseca sulla mentalità, il passo su cui la squadra deve lavorare maggiormente, con queste parole:“Non abbiamo mai vinto contro le grandi squadre, dobbiamo credere che è possibile fare bene con loro. Manca sempre qualche dettaglio a livello difensivo, quando si sbaglia contro questo tipo di squadre è complicato”. Il focus, quindi, va anche sull’attenzione ai dettagli nel reparto difensivo; analizzando nel dettaglio questo concetto, possiamo notare quanto alla Roma manchi un vero leader difensivo, che sappia richiamare all’ordine e gestire i momenti di alto pressing e necessaria concentrazione durante i 90 minuti, quello che a tutti gli effetti risponde al nome di Chris Smalling, quest’anno in più occasioni finito in infermeria. Nello specifico, prendendo in considerazione proprio la partita contro il Milan, oltre il centrale inglese mancavano anche Kumbulla e Ibanez, trovandosi a giocare con Fazio, in condizioni rivedibili e Cristante nuovamente adattato, a comporre la linea di difesa assieme a Mancini. Non solo. Avendo pochi elementi a disposizione con cui lavorare, Fonseca si è trovato nella scomoda situazione di dover provare a reinventare un assetto difensivo, provando dapprima una difesa a 4, per poi trovare una stabilità con il terzetto difensivo composto per l’appunto da Mancini, Fazio e Cristante, esponendo meno il centrale argentino agli attaccanti rossoneri.

Proprio considerando questi aspetti, la notizia del rientro di Kumbulla è una manna dal cielo per Fonseca, potendo disporre di un centrale chiamato, tra le altre cose, alla prova del 9 e prendersi le responsabilità, in campo come con la Società, dimostrando che l’investimento fatto su di lui in estate vale la cifra spesa. Tempo per ragionare ce n’è poco, il prossimo turno presenta l’insidiosa trasferta di Firenze dove la Roma è chiamata all’ennesimo riscatto, sperando di trovare la quadra necessaria per affrontare con più sicurezza e convinzione questa fase del campionato che entra, decisamente, nel vivo.

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