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Mimmo Ferretti

Mou e la povera eredità di Fonseca

Paulo lascia alla Roma poco, Josè dovrà fare un lavoro Special

L’eredità che Paulo Fonseca lascia alla Roma è poca roba. Giusto un paio di spicci per comprare un panino con la mortadella. Bilancio (biennale) da mettersi le mani nei capelli, con un rendimento in campionato via via sempre più brutto. Sempre più scadente e mortificante. E di certo non basta la semifinale di Europa League per salvare il salvabile. E non può, non deve bastare neppure un settimo posto (per differenza reti…), con annesso visto per la Conference League, per cancellare le brutture del recente passato.

La Roma, oggi, non è una squadra e l’allenatore è il primo responsabile di un’involuzione così clamorosa. Giocatori scarsi, vero, ma addestrati poco e male. La Roma non sa difendere, sa attaccare sempre e soltanto in un modo e atleticamente non arriva alla sufficienza. In più, mentalmente è fragile come un grissino. Questo per dire che Josè Mourinho dovrà fare un lavoro davvero Special per rimettere a posto la faccenda. Ricordando al volo che da solo il tecnico portoghese riuscirà a fare poco, se non gli verranno messi nello spogliatoio giocatori di reale valore. 

Più che ristrutturata, la Roma va rifondata. A patto che le incertezze palesate da alcuni singoli che faranno parte anche della prossima rosa, non siano state amplificate dall’incapacità di Fonseca di guidare a dovere i suoi uomini.
Possibile? Non impossibile, ma complicato crederlo.

La Roma che ha chiuso la stagione con il pareggio di La Spezia ha contato più infortunati che punti, e la sfortuna – ormai lo abbiamo capito tutti – c’entra poco. Urge intervenire, a costo di dar vita anche all’ennesima rivoluzione all’interno dell’infermeria.

Il cielo sopra la Roma al momento è grigio, ma all’orizzonte c’è un rassicurante signore di nome Josè. Che oggi rappresenta solo una grossa speranza: sarà compito suo e dei Friedkin trasformarla in una solida realtà.

 

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