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Pellegrini capitano d’Europa: è il primo romano ad alzare un trofeo internazionale

Neanche Totti e De Rossi sono riusciti nell’impresa, per Pellegrini dopo due semifinali arriva il trionfo

Figlio di Roma, romano, romanista. Capitano della squadra della sua città. A Roma è una tradizione e Lorenzo Pellegrini è solo l’ultimo della lista. Ricevere la fascia da due leggende come Totti e De Rossi è stato inizialmente un onore, tramutato in peso e poi in responsabilità. Difficile tentare di ricalcarne le orme, affiancarsi a loro nei cuori dei tifosi giallorossi. A ventisei anni, dopo un percorso di crescita e maturazione, non senza momenti difficili, Pellegrini sembra aver raggiunto quello status. Lo status di bandiera, di simbolo in cui il tifoso romanista possa riconoscersi.

E la vittoria in Conference League contro il Feyenoord è stata la definitiva consacrazione. E’ il primo trofeo da professionista per Pellegrini, l’unico romano ad aver alzato una coppa europea. Sfiorarono l’impresa in Coppa dei Campioni Agostino di Bartolomei nel 1984 e Giuseppe Giannini in Coppa Uefa nel 1991. Mentre fu Giacomo Losi, nato a Soncino in provincia di Cremona, a sollevare la Coppa delle Fiere nel 1961.

Pellegrini uomo d’Europa, più di Totti e De Rossi. Neanche loro erano mai arrivati in fondo ad una competizione europea con la maglia giallorossa. Entrambi sono stati protagonisti della cavalcata italiana ai mondiali del 2006, ma con la Roma non hanno mai raggiunto una finale europea. Totti si è fermato più volte ai quarti; De Rossi ha sfiorato l’impresa nel 2017/2018, quando la Roma di Di Francesco fu eliminata in semifinale di Champions dal Liverpool. Pellegrini, invece, sembra avere una certa familiarità con le competizioni UEFA: anche lui faceva parte di quella Roma che vide sfumare il sogno contro i Reds. Non solo, ha raggiunto la sua seconda semifinale europea nel 2020/2021, questa volta in Europa League: ma anche in questo caso la Roma, sotto la guida di Fonseca, fu eliminata da un’inglese, il Manchester United, nonostante i due assist e il gol totalizzati da Pellegrini nel doppio confronto.

Era solo questione di tempo. Dopo le due semifinali perse in Champions ed Europa League, l’occasione di agguantare la finale si è ripresentata nella nuova competizione UEFA, la Conference League. Competizione minore rispetto alle altre due? Senza dubbio, ma pur sempre permeata del prestigio dei tornei internazionali, pur sempre faticosa, affascinante e non priva di insidie ed avversari di tutto rispetto, come Leicester e Feyenoord. Quindici partite, quindici battaglie: la finale è stata conquistata e la coppa portata a Trigoria. Una coppa che entra nella storia e con essa la squadra che l’ha sollevata.

Una coppa con incise tante firme: una delle più riconoscibili è quella di Lorenzo Pellegrini. Con 5 reti è stato il secondo miglior marcatore dei giallorossi dopo Abraham: i gol sui campi di Bodø/Glimt e Leicester, inoltre, hanno assunto un peso specifico enorme ai fini della qualificazione. La coppa è dunque il coronamento di una stagione esaltante per il 7, con numeri e giocate da calciatore di primo livello. Non è un caso che il salto di qualità che molti richiedevano al centrocampista giallorosso sia arrivato con Mourinho in panchina.

Sono tanti i meriti del mister: l’empatia con la tifoseria, la mentalità e lo spirito di squadra, un gioco troppe volte sottovalutato e banalizzato. Ma forse il merito più grande da riconoscergli è aver tirato fuori dai giocatori il meglio. E con Pellegrini ci è riuscito alla perfezione, trasmettendogli sin da subito la sua fiducia: “Può fare tutto, se avessi tre Pellegrini, li farei giocare tutti”. Da giocatore intermittente, spesso bello ma poco efficace, a capitano trascinatore, perno imprescindibile capace di abbinare l’eleganza alla necessità. Qualche statistica per concretizzare il discorso: 38 presenze stagionali, 14 gol, 8 assist, ed un contributo alla causa sempre lodevole, come dimostra il recupero a tutto campo nel finale di partita contro il Venezia.

La Roma torna ad alzare un trofeo dopo la Coppa Italia del 2008, quando la fascia da capitano era al braccio di Francesco Totti. Insomma, da capitano a capitano, da figlio di Roma a figlio di Roma: dopo quattordici anni è di nuovo tempo di gioire.

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