Resta in contatto
Sito appartenente al Network

Approfondimenti

Ecco le “Aquile” del Ludogorets: dalle foreste della Bulgaria alla Champions League

Conosciamo meglio i prossimi avversari della Roma in Europa League

Tra le avversarie della Roma nella fase a gironi dell’Europa League, che prenderà il via all’inizio del prossimo mese, c’è il Ludogorets. I bulgari apriranno e chiuderanno il calendario del gruppo C dei giallorossi, con la prima sfida in programma l’8 settembre in trasferta (h. 18:45) e l’ultima il 3 novembre all’Olimpico (h. 21). I biancoverdi si sono affacciati nell’ultimo decennio al calcio europeo, diventando la squadra dominatrice del campionato bulgaro. Ma andiamo a conoscere meglio i prossimi avversari della squadra di Mourinho.

Cenni di storia

Il Profesionalen Futbolen Klub Ludogorec, questo il vero nome del club, è una squadra calcistica bulgara della città di Razgrad fondata inizialmente nel 1945, salvo poi assumere nel 2001 l’assetto attuale. La prima squadra della città, infatti, nacque nel 1945 e negli anni ’90 assunse il nome di Antibiotic. Le finanze di quest’ultima società, però, peggiorarono in pochi anni e per questo motivo tutte le squadre giovanili furono liquidate. Restò in vita soltanto il Razgrad 2000, che pochi anni dopo, nel 2002, venne acquistato da Aleksandar Aleksandrov e Vladimir Dimitrov che unirono la squadra con un’altra appena fondata. Nel 2006 arriva la denominazione attuale, poiché dopo il fallimento del Razgrad la proprietà poté fondere definitivamente le due società sotto un unico nome.

Nel 2010 arrivò l’oligarca Kiril Domuschiev, all’epoca quarantenne, divenuto miliardario grazie a un fondo di privatizzazione che trasse vantaggio dal dissolvimento del sistema comunista. Da quel momento in poi la storia del Ludogorets cambia radicalmente: 11 campionati bulgari consecutivi e diverse avventure redditizie in Europa. Il presidente Domuschiev è infatti proprietario di due gruppi farmaceutici (Biovet Jsc e Huvopharna), il secondo dei quali conferisce il nome allo stadio di Razgrad.

È il verde il colore dominante del club bulgaro. La scelta deriva dal contesto geografico nel quale si trova la città di Razgrad. Infatti il club prende il nome della regione nella quale sorge Razgrad, ovvero Ludogorio che letteralmente significa “area di fitte foreste”. Inevitabile che il colore simbolo di questo club diventasse proprio il verde. Il vero e proprio simbolo del Ludogorets, però, come per la Lazio, è l’aquila. Una coincidenza che già accende la rivalità con i tifosi giallorossi. C’è anche un curioso precedente che riguarda proprio i rivali cittadini della Roma e la squadra di Razgrad. Nel 2014, infatti, in occasione della sfida di Europa League contro i biancocelesti, il patron del Ludogorest rimase stregato da Olimpia, l’aquila che vola sopra l’Olimpico prima delle gare casalinghe della Lazio. Domuschiev si complimentò con Lotito per la bellezza dell’aquila e chiese dove potesse prenderne una simile. La Lazio decise per questo di donare un’aquila al Ludogorets, che ancora oggi è la mascotte del club. “Fortuna”, questo il nome scelto dai tifosi per l’aquila omaggio della Lazio.

La rosa a disposizione

La rosa a disposizione del tecnico Ante Simundza non si distingue per grandi nomi o calciatori di eccelsa qualità, ma presenta qualche profilo conosciuto e alcune insidie. Un valore totale di 26 milioni (secondo Transfermarkt) e un’età media di 26,5 anni e ricca di calciatori stranieri (circa il 70%). Il capitano è il terzino sinistro Anton Nedyalkov, 29enne bulgaro che vanta anche 21 presenze in nazionale. Gli altri picchi sono rappresentati dalla coppia centrale di difensori (Verdon e Plastun), di buona qualità, e, soprattutto, dal reparto offensivo. Il brasiliano Cauly è l’uomo di fantasia del Ludogorets, che ha sulle corsie laterali d’attacco i suoi uomini migliori: il ghanese Bernard Tekpetey, ma, soprattutto, Kiril Despodov. Il 25enne era una promessa del calcio bulgaro, tanto che nel gennaio del 2019 venne acquistato dal Cagliari per 4 milioni, salvo poi non riuscire mai a trovare continuità con la maglia rossoblù. Da un anno al Ludogorets, ha collezionato anche 32 presenze e 6 reti con la Bulgaria. Ultima curiosità sulla rosa biancoverde: tra i terzini destri a disposizione figura anche il brasiliano Cicinho, ma, ovviamente, non si tratta dell’ex giallorosso.

La tradizione europea

La frequentazione con le Coppe europee inizia molto tardi per il Ludogorets, esattamente nella stagione 2012/2013, in seguito al primo storico successo in patria con la vittoria del campionato bulgaro. Una piccola apparizione nei turni preliminari di Champions League che si chiude già al secondo turno con l’eliminazione per mano della Dinamo Zagabria. L’anno successivo va molto meglio, con i bulgari che stabiliranno il record di avanzamento in una competizione UEFA. L’avventura inizia sempre con i turni preliminari di Champions League, nei quali stavolta i biancoverdi giungono fino all’ultimo atto: i playoff. Contro il Basilea, però, il doppio confronto è un disastro (agg. 2-6), ma questa volta per il Ludogorets c’è il paracadute dell’Europa League. Arriva il primo posto nel gruppo B con PSV, Dinamo Zagabria e Cornomorec, che consente ai bulgari di volare ai sedicesimi dove affronteranno la Lazio. Il confronto con la squadra allora allenata da Reja è storia: il Ludogorets passa il turno e si qualifica per gli ottavi di finale. Un risultato epocale per una realtà così giovane del calcio europeo. Sarà il Valencia ad eliminarli nel turno successivo, ma questa rimarrà la spedizione più redditizia della storia europea della squadra di Razgrad.

Il punto più alto, però, arriva con le due qualificazioni alla fase a gironi della Champions League (uniche nella loro storia) nella stagione 2014/2015 e 2016/2017. Dopo tutta la fase preliminare, con la qualificazione arrivata ai rigori contro la Steaua Bucarest (dove il difensore ex Siena Moti parò addirittura due tiri dal dischetto!) il primo anno e contro il Viktoria Plzen il secondo, i bulgari chiudono ultimi nel girone il primo anno (Liverpool, Real Madrid e Basilea) e, addirittura, terzi l’anno successivo (Arsenal, PSG e Basilea). Sarà il Copenhagen ad eliminarli, in seguito, ai sedicesimi di Europa League.

In generale, sono 9 (considerando questa stagione) le partecipazioni alla fase a gironi in competizioni UEFA per il Ludogorets, con 2 apparizioni in Champions League e 7 in Europa League. Per ben 4 volte sono arrivati i sedicesimi di Europa League, e, una volta, anche gli ottavi di finale. Un bilancio europeo di 36 vittorie, 34 pareggi e 46 sconfitte.

I precedenti con le italiane

Sarà un inedito la sfida tra Roma e Ludogorets in campo europeo. I bulgari, però, hanno già incrociato squadre italiane nelle loro campagne europee, curiosamente sempre ai sedicesimi di finale di Europa League, e con fortune alterne. La prima italiana incontrata rievoca dolci ricordi per il Ludogorets: nella stagione 2013/2014, infatti, arriva la storica qualificazione agli ottavi ai danni della Lazio. Vittoria all’Olimpico per 1-0 e il 3-3 alla Ludogorec Arena, che consentì ai padroni di casa di eliminare la squadra biancoceleste. Non fortunati, invece, i precedenti con le due milanesi: eliminazione sia con il Milan nella stagione 2017/2018 (sconfitta per 3-0 in casa e per 1-0 a S.Siro) sia con l’Inter nella stagione 2019/2020 (sconfitta per 2-0 in casa e per 2-1 a S.Siro). Quello con la Roma, quindi, sarà la quarta occasione di incrociare una squadra italiana.

Nessun precedente con la Roma, ma uno con José Mourinho: nell’Europa League della stagione 2020/2021, infatti, il tecnico portoghese, allora alla guida del Tottenham, incrociò i bulgari nella fase a gironi della competizione. Due successi per lo Special One: 4-0 a Londra e 3-1 in Bulgaria.

Lascia un commento
Subscribe
Notificami
guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Advertisement

I MITI GIALLOROSSI

L'indimenticabile Ago. Romano e romanista, capitano e campione

Agostino Di Bartolomei

Il "Pluto" dei romanisti. Campione d'Italia nel 2001

Aldair

“Di Bruno solo uno e viene da Nettuno”

Bruno Conti

E' stato il ragazzo della Curva Sud in campo con la sua seconda pelle

Daniele De Rossi

Il bambino che diventò uomo, poi Capitano ed infine leggenda

Francesco Totti

IL GIOVANE CHE DIVENNE "PRINCIPE", NON AZZURRO MA GIALLOROSSO. PER SEMPRE

Giuseppe Giannini

Il "Divino" giallorosso, campione d'Italia nel 1983

Paulo Roberto Falcao

IL TEDESCO CHE VOLAVA SOTTO LA CURVA SUD

Rudi Voeller

SI PUÒ DIVENTARE UN’ICONA GIALLOROSSA SENZA ESSER NATI A ROMA. PICCHIA DURO, SEBINO!

Sebino Nela

Advertisement

Altro da Approfondimenti