Mkhitaryan, rimpianto capitale: nell’Inter oltre 7 mila minuti in due anni

Riscoperto da Fonseca, rilanciato da Mou in un nuovo ruolo, ora se lo gode Inzaghi: Mkhitaryan è tra le prime maglie da titolare per il tecnico nerazzurro

Mkhitaryan tornerà all’Olimpico per il terzo anno consecutivo. Uno stadio che l’armeno conosce perfettamente e che, dopo un iniziale smarrimento, ha reso suo a suon di giocate e gol spettacolari.

Peccato che molte delle migliori prestazioni dell’ex Arsenal siano avvenute in un Olimpico ancora desolatamente spettrale, per via delle restrizioni covid. L’intelligenza tattica dell’ex attaccante, oggi tramutatosi in uno straordinario stantuffo di centrocampo era già nota al momento del suo approdo nella capitale.

Letture anticipate, dribbling minimal ma efficaci, conduzioni del pallone in verticale e passaggi decisivi. La carriera di Mkhitaryan è stata costellata di grandi gol e periodi di grandissima forma, alternati nell’ultimo quinquennio a momenti di stop forzati ai box per via di qualche noia muscolare di troppo.

Ripresa e mutazione

Fonseca lo ha rilanciato, riportandolo ai fasti di Dortmund: nella sua seconda stagione in giallorosso ha disputato infatti 46 presenze, mettendo a segno 14 gol e 13 assist. Numeri strepitosi che hanno convinto anche Mourinho – con il quale c’era stato qualche alterco ai tempi di Manchester – a puntare su di lui da titolare inamovibile.

Dopo qualche settimane la svolta tattica con lo Special One: il passaggio dal 4-2-3-1 al 3-4-2-1 con Mkhitaryan portato in mezzo al campo al fianco di Cristante (e da gennaio in alternativa a Sergio Oliveira). In quel ruolo l’armeno ha scoperto una seconda giovinezza, arrivando a disputare complessivamente 131 gare da centrocampista centrale.

Inzaghi ha colto i segnali di rinascita del calciatore, che se in giallorosso ha avuto una pecca, è stata quella di venire a mancare fisicamente nei decisivi finali di stagione: out con Fonseca nel momento clou a cavallo con la doppia semifinale di Europa League contro il Manchester; stesso destino l’anno dopo quando a Tirana iniziò per fermarsi dopo pochi minuti, ma la Roma portò a casa la coppa lo stesso.

Errore di mercato, ancora inspiegabile

Il tormentato passaggio all’Inter è stato il frutto di un cortocircuito interno al club giallorosso. Mourinho annunciò prima del termine della sua ultima stagione nella capitale che il rinnovo sarebbe arrivato, perchè certo che l’accordo fosse imminente. L’armeno invece stava probabilmente già strizzando l’occhio ai nerazzurri e complice la certezza di un biennale promesso da Marotta (a fronte di un rinnovo solo annuale offerto da Pinto) ha scelto di andare all’Inter per vincere.

Uno Scudetto, una Coppa Italia, due supercoppe italiane e una finale di Champions in due anni, ma soprattutto oltre 7 mila minuti giocati e la maggior parte delle gare da titolare inamovibile nella mediana a tre di Inzaghi. Mkhitaryan ha ridotto drasticamente il numero di gol realizzati, ma si è trasformato in una mezzala micidiale per la capacità improvvisa di ribaltare il campo, per la lettura anticipata delle giocate oltre al sostegno fondamentale in regia a Calhanoglu.

Non a caso anche in questa stagione, alla soglia dei 35 anni, Inzaghi non ha mai rinunciato all’armeno schierandolo nove volte su nove gare ufficiali. Un’investitura che parte da lontano e sa di enorme rimpianto per la Roma o frutto – fate voi – di una delle tante letture di mercato sbagliate di questi anni.

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1 Commento
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alberto
2 anni fa

eh appunto e dopo aver vinto la coppa i friedkin hanno venduto lui e matic motori del centrocampo.
e come siamo rimasti?
senza centrocampo!
che bravi sono questi padre e figlio, solo soldi soldi soldi soldi, questo hanno come pensiero unico.

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