Da anni, a Trigoria il talento non manca. Quello che sembra mancare, semmai, è il coraggio. Il coraggio di rischiare, di credere davvero nei giovani, di buttarli dentro e lasciarli sbagliare, crescere, sorprendere. Quel coraggio che nel 1993 spinse Carlo Mazzone a far esordire un diciassettenne Francesco Totti in una Roma piena di assenze. Più di trent’anni dopo, la storia sembra la stessa — ma con una domanda che pesa: la Roma è ancora capace di rischiare così?
Negli ultimi tre anni, solo Pisilli è riuscito a ritagliarsi un posto in prima squadra. Tutto qui. Ogni stagione si parla del vivaio come di una “fucina di talenti”, ma poi quei talenti finiscono per bruciare altrove: prestiti infiniti, panchine, Serie C, e tante promesse che non diventano mai realtà. A questo punto la domanda è inevitabile: il problema è la qualità o il coraggio?
Negli anni ’90, Totti non era ancora il simbolo di una città, ma solo un ragazzo a cui qualcuno decise di credere. Fu quel rischio, quella fiducia, a far nascere la leggenda. Oggi, invece, quella scintilla sembra spenta. Anche nei momenti d’emergenza, la Roma preferisce affidarsi all’esperienza, agli adattamenti, alle soluzioni “sicure”.
Eppure, uno che di coraggio ne ha sempre avuto siede proprio su quella panchina: Gian Piero Gasperini. Lo ha dimostrato ovunque, lanciando giovani e costruendo carriere. A Roma ha già messo gli occhi su Arena, Paratici e Romano: li studia, ma sa anche che il contesto non perdona. La squadra è in alto, i risultati contano, e ogni rischio oggi pesa doppio.
È questo il bivio: continuare a guardare solo al presente, oppure provare a scommettere sul futuro. Perché il coraggio, quello vero, non è solo mandare in campo un giovane, è credere che da quei campi di Trigoria possa spuntare qualcuno capace, un giorno, di scrivere un’altra pagina di storia giallorossa.



Ottimo articolo pienamente d’accordo