Bryan Cristante c’era allora e c’è ancora oggi. Era in campo nella notte di Porto del 2019, quando Eusebio Di Francesco lo mandò dentro alla mezz’ora della ripresa al posto di Marcano. Quella partita finì ai supplementari, con il gol di Alex Telles a chiudere l’avventura europea della Roma.
Da quella notte sono trascorsi 2.745 giorni senza Champions per i giallorossi. Un’attesa lunghissima terminata a Istanbul e spezzata, anche dal punto di vista realizzativo, proprio da Cristante. Come sottolinea La Gazzetta dello Sport, è stato lui a riaccendere la luce della Roma nella competizione.
Da De Rossi a Cristante, da capitano a capitano
L’ultimo gol giallorosso in Champions portava infatti la firma di Daniele De Rossi, a segno su rigore proprio contro il Porto. Sette anni dopo tocca a Cristante: da capitano a capitano. E c’è un altro dato che rende ancora più particolare la rete realizzata contro il Fenerbahce: la Roma non segnava da fuori area nella competizione dai tempi di Radja Nainggolan contro il Liverpool, nel maggio del 2018.
Il gol non è bastato per tornare da Istanbul con i tre punti, ma ha confermato ancora una volta il peso di Cristante nella Roma di Gasperini. Il centrocampista è uno dei giocatori che conoscono meglio il credo del tecnico, avendo già lavorato con lui all’Atalanta.
Proprio sotto la guida di Gasperini, nella seconda delle sue due stagioni a Bergamo, Cristante visse il miglior anno realizzativo della sua carriera: 9 gol in 36 partite nel campionato 2017-18, ai quali ne aggiunse altri 3 in Europa League. Anni dopo, le loro strade si sono incrociate di nuovo. E il primo gol della nuova Roma in Champions porta proprio la sua firma.



