La cessione di Ibanez in Arabia Saudita e l’improvvisa sparizione di Smalling, hanno incrinato le certezze difensive della Roma. Almeno ad inizio anno. La scorsa stagione, soprattutto dopo la sosta del Mondiale, Mou è riuscito a registrare la sua squadra, impostando l’identità stagionale prettamente su una fase difensiva arcigna. Tutti votati al sacrificio, tutti pronti a rincorrere per riconquistare il pallone e risalire il campo. Squadra schierata più a 5 che a 3 dietro, per controbilanciare le difficoltà della sua squadra in fase di finalizzazione.
I numeri confermano questa tendenza: dalla prima giornata a Roma-Torino 1-1, ultima sfida prima della manifestazione iridata la Roma aveva incassato 21 reti in 19 partite, più di una partita (1,10 di media). Al rientro dalla preparazione in Portogallo, nelle 34 partite disputate tra campionato e coppe fino a Roma-Spezia, ultima di Serie A, la media è scesa a 0.85 (29 in 34 sfide), con alcuni importanti clean sheet anche in Europa (Salisburgo, Real Sociedad andata e ritorno).
Mourinho spesso e volentieri ha sottolineato in apertura di stagione le differenti caratteristiche del suo trio difensivo, parlando quasi con nostalgia dell’addio di Ibanez: “Molti lo ricordano per i gravi errori nel derby, ma Ibanez era fondamentale per i nostri meccanismi”. Nel frattempo lo Special One ha dovuto accelerare il percorso di inserimento di Evan Ndicka, apparso nelle prime uscite ufficiali particolarmente spaesato e elevato a leader difensivo Diego Llorente nel ruolo di Smalling con evidenti differenze sul piano delle caratteristiche.
L’inglese è stato nel primo biennio Mourinhiano fondamentale come schermo davanti a Rui Patricio. Un libero vecchio stampo, pronto all’ultima zampata in area di rigore a protezione della sua porta, capace di respingere di testa qualsiasi cross e di guidare i suoi due compagni di reparto. Non a caso Chris è per statistiche uno dei migliori saltatori di testa del nostro campionato negli ultimi anni. A fronte di questa fisicità, Llorente – dotato di un fisico più esile – ha conferito alla retroguardia giallorossa un’altra autorevolezza palla al piede.
La Roma quest’anno si trova meglio quando aggredisce in avanti e prova a dominare l’avversario anche sul piano del palleggio (come accaduto molto bene nel derby e per quasi tutta la sfida contro l’Udinese). Lo spagnolo da questo punto di vista è elemento fondamentale: primo play della squadra, percentuale di passaggi riusciti elevatissima (91.1 %), solo 7 falli commessi e una sola ammonizione presa, segno evidente delle sue capacità d’anticipo. Tra i primi trenta in serie A per duelli vinti (49) oltre ad un ottimo stacco di testa (24 duelli aerei vinti).
Agli occhi di molti però la Roma quest’anno difende peggio dello scorso anno. In realtà i numeri confermano il contrario. Confrontando i dati delle prime 17 gare stagionali tra campionato ed Europa League, la Roma nel 2023 ha subito un solo gol in più (18 vs 17), ma ha tenuto inviolata la porta una volta in più rispetto alla scorsa stagione (6 vs 5). Il dato interessante è che, escludendo le prime tre sfide contro Verona, Salernitana e Milan, sono appena 12 in 14 partite i gol subiti, con una media speculare a quella della seconda parte della scorsa stagione (0.91 vs 0.86). In questa porzione di stagione i giallorossi sarebbero terzi in campionato, dietro Juventus e Inter capoliste.



fido Llorente, smalling vada in casa a gennaio