Paulo Roberto Falcao, l’uomo che il 10 agosto 1980 atterrò a Fiumicino per riscrivere la storia della Roma, è tornato nella Capitale. L’ex fuoriclasse brasiliano ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport, ripercorrendo il suo impatto negli anni ’80, analizzando la Roma attuale e i nuovi equilibri del calcio mondiale.
Falcao ha spiegato il suo obiettivo principale ai tempi della Roma: «Di sicuro io feci di tutto per far capire alla Roma che si poteva fare di più. Dovevamo credere in noi stessi e questo andava fatto comprendere nello spogliatoio prima che in campo. Si poteva giocare contro la Juve o l’Inter ad alto livello, senza partire battuti. Piano piano iniziarono a rispettarci e Juve-Roma divenne un derby nazionale. Probabilmente oggi posso dire che con me si iniziò ad andare in campo a testa alta».
Falcao: «La Roma ha un allenatore con cui può lottare per la Champions»
Sulla Roma di oggi, ha espresso fiducia nel nuovo allenatore: «Sicuramente la Roma ha un allenatore con cui può lottare per la Champions. Gasperini mi piace, penso possa fare delle belle cose. È bravo, ha fatto bene all’Atalanta, per cui gli va lasciato spazio per lavorare. Roma non è Bergamo, ma ha tutte le capacità. Gli sia dato tutto il tempo di cui ha bisogno per lavorare e far crescere la squadra».
Il brasiliano ha poi rivelato un dettaglio inedito: fu vicinissimo a tornare a Trigoria: «Avevamo fatto un contratto biennale nel gennaio del 1991. Stavo andando a trovare il presidente Viola, ma lui morì in una settimana. Peccato, ero un bravo tecnico: quando ero CT del Brasile chiamai Cafu e Leonardo che erano ragazzini e impostai la squadra che avrebbe vinto il Mondiale nel ’94. Con la Roma non ebbi altre occasioni. Mai».
Falcao: «Mi dispiace che la Roma non abbia preso Yuri Alberto»
Infine, Falcao ha commentato le dinamiche del mercato brasiliano e l’innesto di Wesley: «Mi dispiace che la Roma non abbia preso Yuri Alberto del Corinthians, è un giocatore molto interessante. Su Wesley? A Gasperini piace giocare con tre difensori e lui è uno che sulla fascia arriva in fondo. Ha talento e i giocatori di quel tipo sono un po’ anarchici».
«Purtroppo oggi il calcio italiano ha meno prestigio di un tempo e mancano i grandi talenti, ma anche in Brasile c’è crisi: non ci sono più Pelé e Zico» ha concluso.





Non ci sono più Pele’, Zico e…. Falcao!!!!!!