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Dzeko, testa e cuore

“Si poteva morire ogni giorno, mangiare non era mai scontato”

C’è chi dalla Nazionale fugge con fastidio, Dzeko dice che dovranno cacciarlo e dovranno strappargli di dosso la maglia se vogliono che lui la lasci. Dzeko è un calciatore che ha bisogno prima del cuore e poi dei piedi, lo stesso cuore che lo spinge dentro la maglia della Nazionale.

Simbolo di una generazione cresciuta sotto assedio, quando mancava tutto, “Si poteva morire ogni giorno, mangiare non era mai scontato” disse una volta. Quando mamma Belma lo perdeva di vista sapeva dove andarlo a cercare, in strada, dove c’era un pallone o c’erano i proiettili. “Ero giovane e forse è stato meglio così. Non ho capito tutto quello che mi succedeva intorno. È una cosa terribile, che non voglio si ripeta mai, non solo da noi ma da nessuna parte. Tanti morti per niente“.

Questa nazionale è anche un motivo per superare i fantasmi. Oggi Dzeko è un capitano che a nome di un popolo duella con Bonucci, tiene una fascia al braccio e si fa sentire con un arbitro. “Guardando indietro ho due scelte: pensare di aver buttato via anni di spensieratezza, quelli che sono dovuti ai bambini e ai ragazzi, oppure pensare che quello che mi è successo mi ha fortificato“. Lo scrive il Corriere dello Sport.

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