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Roma-Gent, Scarchilli: “Il Gent è molto forte in fase offensiva”

“Giocare in casa al momento è un’arma a doppio taglio”

All’interno dell’AS Roma match program ha parlato Alessio Scarchilli, voce di Roma Radio che ha vissuto in prima persona il calcio belga nella stagione 2003-04.

Gent, squadra belga… cosa ricorda del suo anno in Belgio?
“Sei mesi, sono andato a Mons a gennaio, una piccola cittadina a 40 chilometri da Bruxelles. Mi hanno cercato sin da settembre, ma io presi tempo e mi trasferii solo a metà stagione. Avevo deciso di smettere, ero in scadenza di contratto dal Torino e mi erano saltate due possibilità, una di rimanere in Italia in A all’Empoli, oppure andare in Inghilterra al Bolton Wanderers. Così alla fine ho accettato e mi sono trasferito in Belgio”.

Che esperienza ricorda?
“Una bella esperienza, anche se il loro calcio non ha nulla a che vedere con il nostro. Pochissime pressioni e un ambiente perfetto per valorizzare i giovani”.

Comunque l’obiettivo lo centraste…
“Sì, ci siamo salvati, facemmo l’impresa. C’era qualche giocatore italiano e in panchina avevamo Sergio Brio, all’esordio da allenatore in prima. A fine anno io me ne tornai in Italia e il mister invece rimase qualche mese in più”.

Sempre viaggiando nel tempo… qualche anno prima con la maglia giallorossa, in Coppa Uefa, stagione 1995/96 eliminaste nel doppio confronto i belgi dell’Aalst. Cosa ricorda di quel doppio confronto?
“Era una sfida alla nostra portata e ci qualificammo anche grazie alla netta vittoria dell’andata in casa. Ma di quella sfida è sicuramente passato alla storia il primo gol di Francesco Totti in Europa. Un bel gol, che per noi che ci allenavamo con lui non fu certo una sorpresa, conoscevamo già bene oltre alle sue qualità tecniche e tattiche anche quelle di realizzatore”.

Il cammino in quella coppa Uefa finì contro la Slavia Praga. Con lei in panchina…
“L’andata fu una partita impossibile per le condizioni metereologiche avverse. In quella serata ghiacciata il pallone lo hanno quasi sempre avuto loro. Poi il ritorno all’Olimpico con una splendida rimonta fino a supplementari, svanita con il gol di Vavra.

Il mister mi fece scaldare dall’inizio del secondo tempo e quando poi nel secondo supplementare mi fece segno di entrare, arrivò il gol dello Slavia che segnò la parola fine.
“Quella gara è uno dei traumi calcistici della storia della Roma”.

Veniamo ad oggi ed è di nuovo una squadra belga quella che incontriamo nei sedicesimi.
“Sono secondi in classifica dopo il Bruges, in un campionato di livello diverso rispetto a quello italiano. È una squadra di qualità, in un ottimo momento di forma che ha superato come prima un girone impegnativo di Europa League”.

Che gara si aspetta?
“Vanno affrontati con grande rispetto. Verranno all’Olimpico ad affrontarci a viso aperto con grandi motivazioni ed entusiamo. Non avendo il favore del pronostico, saranno psicologicamente più leggeri e sarà un fattore a loro favore”.

Giocare la prima in casa potrebbe essere un fattore positivo?
“In assoluto sì, ma in questo momento potrebbe essere un’arma a doppio taglio. Se la Roma non partisse bene potrebbe subire il mugugnio del pubblico dell’Olimpico più che comprensibile in questo momento, ma la squadra ha tutte le potenzialità per impostare il gioco. Senza paura la Roma può dimostrare di poter arrivare in alto, mettendo in campo un po’ di sana cattiveria agonistica per rendere la vita difficile all’avversario. Credo che una vittoria sarebbe la medicina per sollevare il morale e dare ai giocatori maggiore consapevolezza nei propri mezzi”.

Quali aspetti del gioco del Gent vanno presi in maggiore considerazione?
“Hanno buone individualità in un contesto di gioco ben organizzato. Fanno tanti gol e per questo bisogna fare attenzione in fase difensiva per poi attaccarli. Sarà la Roma a fare la partita cercando di imporre il proprio gioco. Entrambe le squadre ragioneranno sulla sfida dell’Olimpico ma senza dimenticare che la gara si decide su 180 minuti, dove peseranno molto le reti fatte e subite”.

Cosa manca a questa squadra per avere maggiore continuità?
“A fine 2019 le prestazioni facevano ipotizzare di aver raggiunto un certo equilibrio su cui si sarebbe potuto migliorare nei mesi dopo. L’anno nuovo non è cominciato come ci saremmo aspettati e oggi la squadra ha bisogno di recuperare sicurezza e consapevolezza. Il mister adesso dovrà essere bravo a capire come e dove intervenire, sia dal punto di vista tattico che mentale; da queste situazioni si esce con la forza del gruppo.  Tutti, ognuno nel proprio ruolo, sono chiamati a dare qualcosa in più, il gruppo coeso ha le potenzialità di riprendere la strada interrotta alla fine del 2019”.

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