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“Solo contro tutti”, Petrachi accusa senza nomi

Petrachi torna a parlare del licenziamento per “giusta causa”

La partita con la Roma, che un paio di mesi fa lo ha licenziato per “giusta causa” dopo un periodo di sospensione iniziato il 18 giugno, continuerà in tribunale, ma ieri Gianluca Petrachi, ex direttore sportivo giallorosso, è tornato a parlare con una lettera che ha affidato all’agenzia Ansa, evitando così il contraddittorio e possibili scivoloni dialettici, che in passato hanno contribuito a deteriorare il rapporto con James Pallotta.

Il suo bersaglio principale è proprio il suo ex presidente. “Ho tentato di alzare un muro a difesa del gruppo – le parole dettate da Petrachi – e mi sono ritrovato solo contro tutti. Sono stato abbandonato da una proprietà troppo distante da Roma, dalla Roma e dai tifosi. Sono stato lasciato solo a combattere una battaglia che non potevo vincere senza il supporto di chi doveva essere al mio fianco“. 

Lancia accuse pesanti, Petrachi, fa riferimento ad episodi precisi ma senza mai fare nomi. “Avevo chiesto di allontanare gli elementi che violavano i segreti dello spogliatoio o che minavano i rapporti interni, come quando inventarono un litigio tra me e Dzeko. Quegli stessi elementi che, lavorando nel gruppo, avrebbero dovuto dimostrare fedeltà alla causa, rispettando il sacro silenzio dello spogliatoio ma che, invece, hanno preferito rendere pubblico l’esperimento della difesa a tre provata da Fonseca in allenamento oppure l’infortunio riportato da Lorenzo Pellegrini. Evidentemente ho sbagliato io a chiedere di eliminare questi elementi“. Petrachi continua a rimanere sul vago:

“Secondo qualcuno non sarei dovuto scendere nello spogliatoio nell’intervallo della partita contro il Sassuolo, mentre stavamo perdendo 3-0, per spronare i giocatori a non calpestare la loro stessa dignità. L’ho fatto solo per la Roma e per i suoi tifosi, soprattutto per quelli che erano lì e non smettevano di cantare. Vedere una mia squadra umiliata in quel modo è stato un duro colpo al cuore. Ho pagato a caro prezzo l’eccesso di fedeltà verso una proprietà che mi aveva fortemente voluto per realizzare un progetto triennale e rendere la Roma più giovane e vincente, riducendo i costi di gestione. Già a gennaio, a fronte di un ulteriore ridimensionamento voluto da Pallotta, ho capito che non sarebbe stato semplice. Ho pagato un conto esagerato per avere difeso la Roma dentro e fuori dal campo, facendo soltanto gli interessi della squadra“. 

Infine l’augurio ai Friedkin: Spero che riescano fin da subito a capire che questa città e questi tifosi hanno bisogno di una grande squadra che possa tornare al più presto possibile alla vittoria: Roma merita questo“. Lo riporta Il Corriere della Sera.

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