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Mimmo Ferretti

La doppia lezione europea

La Roma va oltre le difficoltà: questione di testa e gioco

La lezione che dobbiamo trarre dal doppio confronto con il Braga, che ha portato la Roma agli ottavi di Europa League, è che se tu hai sani principi di gioco puoi permetterti di cambiare ruolo agli interpreti, addirittura snaturando le loro caratteristiche, senza risentirne più di tanto. Anzi, in questo caso specifico senza risentirne affatto. In Portogallo, la settimana scorsa, Paulo Fonseca è stato costretto a proporre durante la stessa partita prima un Piano B e poi addirittura anche un Piano C per via degli infortuni di Cristante prima e Ibanez dopo. E la Roma ha vinto in scioltezza la gara, segnando due gol senza subirne alcuno.
Ipotecando così, di fatto, la qualificazione. All’Olimpico, poi, il tecnico ha dovuto fare gli straordinari piazzando un esterno come centrale di difesa, un mediano come esterno e un centrocampista a completare la linea di difesa a tre.
E la Roma ha segnato tre gol, ha fallito un calcio di rigore e colpito una traversa.
Subendo il gol degli avversari solo sotto forma di autoregalo. 

Inoltre, chi temeva che la squadra avrebbe potuto affrontare la partita di ritorno con una dannosa leggerezza psicologica, derivante dalla serenità figlia dei due gol dell’andata, ha assistito invece a un’esibizione di importante maturità.
La Roma, seppur con tutte quelle assenze nel reparto arretrato, e parecchi uomini adattati, ha giocato una gara di contenuti convincenti sia sul piano tecnico/tattico sia mentale.
Un ulteriore passo in avanti per un gruppo che non ha ancora completato il proprio processo di crescita ma che può contare su struttura e valori collaudati.

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