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Rassegna Stampa

La Roma all’assalto di Azmoun

Mourinho

L’attaccante dello Zenit piace tanto a Mourinho

Mourinho, ignoralo“. Sarà preoccupazione o sarcasmo? Nel tweet dello Zenit San Pietroburgo, che ha celebrato il primo gol in campionato di Azmoun contro il Khimki, c’è l’indiretta conferma del forte interessamento della Roma per il giocatore, che con dubbia originalità è stato ribattezzato il Messi d’Iran. Anche in Russia sanno bene che Mourinho stravede per Azmoun, sin dai tempi del Tottenham, ed evidentemente considerano l’ipotesi di perderlo a un anno dalla scadenza del contratto.

Tiago Pinto sta cercando un attaccante da affiancare a Dzeko e Borja Mayoral per consentire a Mourinho, di tanto in tanto, di giocare con due punte centrali. Ma la trattativa non si annuncia affatto facile sia per le pretese dello Zenit (20 milioni senza contropartite tecniche), sia perché la concorrenza è piuttosto pericolosa: il Bayer Leverkusen ha già presentato una proposta migliore rispetto alla Roma. Non è comunque una questione che la Roma conta di sistemare in tempi rapidi, perché la priorità assoluta è l’acquisto del sostituto di Spinazzola, che è stato individuato in Matias Vina: nelle prossime ore i dettagli saranno risolti e consentiranno l’ufficializzazione dell’affare. A seguire, in ordine di preferenze, Mourinho chiede il regista che da tempo ha scelto: Granit Xhaka.

Le parti continuano ad essere distanti, ma la volontà ferrea di Mourinho e del giocatore dovrebbero presto condurre alla svolta auspicata. Il compito di Tiago Pinto sarebbe più semplice se un centrocampista, Diawara o Villar, lasciasse Trigoria fruttando qualche milione. Ma Xhaka appartiene alla lista degli acquisti che la Roma vuole completare in ogni caso. Intanto Pellegrini e Darboe si avviano a rinnovare i rispettivi contratti, mentre il primo tra gli esuberi in uscita dovrebbe essere Olsen, che la Roma non vuole cedere il prestito. Diverso il discorso che riguarda Nzonzi, Pastore, Fazio, Pedro e Santon. A loro Tiago Pinto darà ampia libertà, regalando il cartellino ma senza buonuscita, secondo la filosofia dei Friedkin. Lo scrive Il Corriere dello Sport.

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