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Tutto su Abraham: in Serie A fa fatica, ma in Coppa incanta. Mou si affida a lui

L’inglese chiamato al ritorno al gol in Europa

Chiamarsi Abramo può essere una responsabilità. Il suo, infatti, è un nome da condottieri, da fondatore di dinastie, mentre Tammy Abraham, per il momento, sembra essere il paradigma delle potenzialità non ancora del tutto espresse. Non nascondiamolo, a 24 anni non si può parlare di “promessa”.

Il centravanti inglese, classe 1997, è senz’altro un calciatore strutturato, anche perché nelle coppe europee già si vedono suoi “colleghi” classe 2002 o 2003. In ogni caso l’ex Chelsea sembra avere tutto: fisico, tecnica, velocità. Al momento, pare denunciare un po’ la mancanza di quel “killer instinct” che distingue un buon attaccante da una stella.

Non è un caso che l’ex d.s. Walter Sabatini, che di baby se ne intende, ieri lo abbia benedetto: “Lo volevo alla Samp quattro anni fa in prestito – ha spiegato a Radio Radio –. Stravedo per lui, ha margini enormi di miglioramento e credo che diventerà fondamentale per la Roma“.

Se però fino a questo momento il suo bottino in campionato è al di sotto delle aspettative – così come lo è, peraltro, il cammino della squadra di Mourinho – in Conference League le stesse reti gli garantiscono l’assoluzione, visto che in Coppa ha segnato un gol ogni 58 minuti, mentre in Serie A uno ogni 322.

In Conference comunque, complice anche la debolezza delle avversarie, Abraham ha segnato 4 reti in 5 partite giocate. Le sue “vittime”  sono state proprio il Cska Sofia – avversario di domani – e lo Zorya. Nell’elenco manca (purtroppo) il Bodo Glimt, sorprendente capolista del girone. Se però i norvegesi domani dovessero fare harakiri contro gli ucraini (perdendo o pareggiando), battendo i bulgari in trasferta la Roma potrebbe operare il sorpasso proprio all’ultima giornata del girone, onorando quel pronostico “da capolista” che appariva scontato subito dopo il sorteggio. Lo scrive “La Gazzetta dello Sport”.

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