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La lettera di Natale di Mourinho spedita in Texas

Bilanci e operazioni di mercato: si avvicina il Natale giallorosso

Si avvicina la sosta di Natale, è tempo di primi bilanci: la Roma è una buona squadra che sta facendo maluccio o una squadra modesta che sta facendo benino? Cioè, il campionato del gruppo guidato da José Mourinho è in linea con le attese di inizio stagione oppure il suo rendimento è addirittura superiore a quello pronosticato sotto l’ombrellone?

Le opinioni valgono, ma valgono di più i numeri. E i numeri ci raccontano che la Roma dopo 17 giornate è davanti — tra le altre — a Juventus (per differenza reti) e Lazio, ma dietro alla Fiorentina, oltre che lontana parecchio dalle quattro candidate alla vittoria finale.

E qui il dibattito prende corpo. Il sesto posto basta per assolvere Mou e i suoi oppure li condanna, e con loro condanna la Roma tutta? Di certo, in pochi avrebbero ipotizzato una Roma con già sette sconfitte sul groppone, ma forse neppure con nove successi in cassaforte.

I giallorossi, si sa, non sanno pareggiare (la ics è uscita solo una volta, contro il Napoli all’Olimpico), e questo – nel bene e nel male – sta orientando, condizionandolo, il loro cammino. Roba strana, la Roma. Mou continua a fare una distinzione netta tra rosa e squadra, ed è complicato dargli torto. L’undici titolare della Roma non è poi così male, mentre la rosa è incompleta, insufficiente. Basta questo, però, per ritrovarsi già a otto punti dalla zona Champions? Oppure proprio la rosa risicata e infarcita di giovanotti di belle speranze ha costretto la Roma a posizionarsi così distante dalla Grande Europa?

La verità, forse, sta nel mezzo. Il portoghese, anche se fa di tutto per non confermarlo pubblicamente, dal mercato di gennaio si aspetta innesti robusti, almeno in un paio di reparti. Non sarà facile accontentarlo, sussurrano dalla dirigenza, ma i limiti del gruppo attuale sono evidenti anche ai proprietari texani.

Il confronto con le rose delle prime della classe, ad esempio, è impietoso. Ecco perché Mou ha spedito fin dai primi giorni di settembre, cioè subito dopo la conclusione del mercato estivo, la letterina a Babbo Natale con la (accorata) richiesta di doni da piazzare sotto l’albero. Gli allenatori, è storia nota, sono uomini incontentabili, vorrebbero sempre il massimo, e non conta esser Special o Normal per reclamare di tutto e di più. Non solo a Natale. Lo scrive “La Repubblica”.

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