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Il Var ballerino e una rosa guidata da finti leader

Mancano uomini di personalità, e le decisioni degli arbitri non aiutano

È già stato detto: anno nuovo, Roma vecchia? Scontato, ma reale. E non soltanto per via del bizzarro, e ormai tristemente consolidato, comportamento dell’undici guidato da José Mourinho. Storia antica, ad esempio, pure la sfortuna che la squadra giallorossa continua ad avere con i direttori di gara. Anche a Milano, la sera della Befana, qualcosa (più di qualcosa, a dire il vero) sotto questo aspetto non è andato esattamente per il verso giusto, che dovrebbe semplicemente essere quello di un regolamento applicato in maniera lineare e senza interpretazione di sorta.

Perché se si arriva (e ci si è arrivati, da tempo…) alla discrezionalità del Var siamo alla frutta. Misteri arbitrali a parte, in casa del Milan la Roma, come accaduto più volte nell’anno che se ne è appena andato, ha toppato la partita sia sotto l’aspetto tattico (leggi scelte di Mourinho) sia sotto quello tecnico (leggi errori puerili dei calciatori).

Un mix micidiale che l’ha portata a raggiungere quota 8 sconfitte in 20 gare: un ruolino di marcia indecente e figlio di mille padri. Tipo la costruzione della rosa, con tanti (troppi) elementi considerati più bravi di quello che sono. E che, per questo, in campo forniscono un rendimento a tratti sconcertante. Mou ci ha messo del suo, e di certo non soltanto nel bene, e il quadro che ne viene fuori è desolante. Con una vena di sconforto pensando alla imbarazzante assenza di personalità all’interno del gruppo. Mancano i leader, insomma; e quelli che si spacciano (o che vengono spacciati) per tali sono falsi come una banconota da tre euro. Il mercato sta proponendo aggiustamenti a prezzi stracciati, ma soltanto il tempo ci dirà con esattezza se saranno stati rinforzi reali oppure semplici riempitivi. Per ora, occorre affidarsi alla speranza. E di solito questa non è una buona cosa, ricordando che chi vive di speranza spesso muore disperato… Lo scrive La Repubblica.

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