Tra un set cinematografico e l’altro, Fabio e Damiano D’Innocenzo non hanno mai smesso di seguire la Roma. Nati a Tor Bella Monaca e ormai affermati registi nel panorama internazionale — dalla Palma d’Oro a Berlino a film come Favolacce e America Latina — i due gemelli hanno raccontato a La Gazzetta dello Sport il legame profondo che li unisce ai colori giallorossi.
Fabio guarda avanti con ottimismo e sogna in grande: “Non credere nello scudetto non sarebbe da romanisti. Giocare il campionato del centenario con il tricolore sarebbe straordinario”. Damiano, invece, si lascia trasportare dai ricordi, rievocando “l’entusiasmo di Garcia e delle dieci vittorie consecutive nel 2013-2014”. Quando il discorso si sposta sugli allenatori, entrambi elogiano Gian Piero Gasperini, definendolo “un tecnico rispettoso e consapevole, che non cerca di ingraziarsi i tifosi ma mostra educazione verso chi il romanismo lo sente davvero”.
Sul fronte dei giocatori, i D’Innocenzo immaginano Dybala e Wesley come protagonisti ideali di un film sulla Roma, con Celik, Cristante e Svilar in ruoli di contorno. E non mancano progetti futuri legati al calcio: “Abbiamo scritto una sceneggiatura sul calcio dilettantistico, si chiama Go’ e uscirà il prossimo anno”, rivelano. Tra i momenti più intensi del loro romanismo, Fabio indica la stagione 2000-2001, quella dello scudetto, mentre Damiano consegna un simbolico “Oscar alla carriera” a Daniele De Rossi: “Non c’è mai stato un giocatore che incarnasse così tanto il nostro essere romanisti, nemmeno Totti da quel punto di vista”.
Infine, il primo “ciak” da tifosi risale al 1998, quando i due, ancora bambini, guardavano di nascosto il derby sulla scala di casa, tra urla, bestemmie e abbracci familiari. Oggi come allora, per Fabio e Damiano D’Innocenzo, tra cinema e calcio, la Roma resta sempre la protagonista assoluta.


