Gianluca Petrachi, ex direttore sportivo della Roma, ĆØ intervenuto ai microfoni di Retesport. Nel suo intervento ha parlato del proprio passato in giallorosso e di Gasperini. Di seguito le sue parole.
Direttore come sta? Eā pronto a rientrare?
āLa voglia e la passione ĆØ smisurata, grande, il calcio ĆØ quasi una religione per me. Ho iniziato da giovanissimo, da calciatore prima poi da dirigente, il calcio ĆØ la mia vita anche se purtroppo il calcio ĆØ cambiato in peggio. Il richiamo cāĆØ sempre, guardo tante partite, giro, sto aspettando lāoccasione giusta per ripartireā.
Come ĆØ cambiato il mercato negli ultimi 10 anni e lo scouting?
āTanto, tantissimo, sono arrivate le proprietĆ straniere, hanno imposto una metodologia di lavoro nuova, legata molto ai numeri, agli algoritmi. Tutte le innovazioni, i dati, gli elementi in più sono positivi ma io resto ancorato al modo di fare calcio nostrano, italiano, alla qualitĆ del lavoro, dello sguardo che si ha sui calciatori. Stanno imponendo dei profondi cambiamenti a chi ha insegnato calcio, cioĆØ agli italiani. Questo forse ĆØ lāaspetto più brutto, vogliono spiegarci come si fa calcio. Eā giusto ripeto avvalersi delle tecnologie, ma rimango dellāidea che la sensazione di scegliersi un calciatore deve essere figlia del sentimento che trasferisce al direttore sportivo quel calciatore. La responsabilitĆ deve essere sempre figlia delle sensazioni che hai, in virtù della squadra in cui inserisci quel calciatore e in base allāallenatore che hai scelto e supporti. Se un ds compra un quinto di destra non ĆØ un terzino o un quarto, anche se ĆØ un grande giocatore, questa scelta può creare un problemaā.
Quanto ĆØ importante il binomio e il rapporto tra ds e allenatore?
āParlando della mia esperienza, ho sempre avuto un confronto e un contatto diretto con gli allenatori, deve essere cosƬ, in accordo con la proprietĆ , il ds sceglie un allenatore e cosƬ ĆØ possibile creare una sinergia. Io guardo dei calciatori, una volta terminata la scrematura dei miei scout, poi propongo un calciatore allāallenatore e lƬ deve esserci una condivisione. Se tu segui un calciatore totalmente distante per caratteristiche ai profili che servono allāallenatore giĆ hai sbagliato in partenza. Io ho sempre condiviso il mio lavoro con i tecnici con cui ho collaborato. Ai tempi del Torino ad esempio, scelsi di acquistare Bremer, che era giovanissimo e Mazzarri non era convintissimo, lo vedeva ancora acerbo e sicuramente forse lo era, ma a noi non serviva un titolare inamovibile di partenza, ma preparammo in un anno la sostituzione di Nkoulou, io mi sono imposto lƬ, lo pagammo 5 milioni e Cairo si fidò di me. Mazzarri ci lavorò e questa fu però unāeccezione, tante altre volte gli allenatori non erano convinti di alcune scelte e si seguivano altri calciatori. Le distanze con i tecnici non pagano mai, si rischia di creare situazioni ambigueā.
Gasperini è stato realmente alla Roma cinque anni fa? Lo aveva praticamente preso? Come andò?
āSƬ, con Gian Piero ci incontrammo, parlammo a lungo, parlammo di calciatori e visione calcistica o filosofia, ci trovammo dāaccordo su tutto. Era un momento in cui il mister poteva lasciare Bergamo dopo diversi anni, era fortemente motivato e intrigato dallāopzione Roma, ma mi disse che doveva prima confrontarsi con la proprietĆ dellāAtalanta. Aveva e ha avuto sempre un rapporto molto forte con Antonio Percassi, tantāĆØ che poi lāAtalanta riuscƬ a convincerlo a restare. Fu un peccato, perchĆØ alla luce dei risultati straordinari prodotti anche successivamente, sarebbe stato lāuomo perfetto in quel momento per la Roma. Non sono meravigliato oggi del suo rendimento nella capitale, Gasp ĆØ un top managerā.
Da Mancini a Spinazzola, da Veretout a Mkhitaryan e Smalling. Quella campagna acquisti ĆØ stata la base della Roma per diversi anni. Ha un rimpianto per il suo percorso romanista e qualcosa di cui va fiero?
āSicuramente vado fiero del rendimento di quella Roma, del 19-20, quella che ha fatto più punti ā 70 ā in campionato. Nessuno ĆØ riuscito a far meglio di quella Roma lƬ ricostruita nellāestate del 2019 dopo un anno terribile. Sono stati spesi tanti soldi negli ultimi anni, 50 per Abraham, 20 Shomurodov e tanti altri, ma quella Roma ha fatto più punti. Il rimpianto che forse, se si fosse proseguito il percorso insieme, chissĆ cosa sarebbe accaduto. Il rimpianto vero ĆØ non aver preso un aereo per Boston e andare a chiarire di persona con Pallotta, alcune incomprensioni sorte a distanze tenendo conto che non parlavo direttamente col presidente, ma attraverso Fienga. Il mio inglese purtroppo ĆØ pessimo, lui non parlava italiano, questa distanza linguistica mi ha frenato, sicuramente ci saremmo chiariti. Io sono un istintivo, dico quello che penso, sono fatto cosƬ e ho questo carattere. Eā un peccato, fa parte della vita. Seguo sempre con affetto la Roma, sento ancora tanti ragazzi eccezionali che sono alla Roma, Mancini, Cristante, Pellegrini ragazzi che hanno vinto la Conference League, che hanno costituito il blocco forte di Mourinhoā.
Cosa le piace della Roma attuale?
āEā la squadra che gioca più in verticale di tutto il campionato, cāĆØ un interscambio di ruoli su cui Gasp sta facendo vedere cose incredibili. Vedere Mancini fare assist e sovrapposizioni, giocatori che passano dalla difesa allāattacco e viceversa, tutti con lāobiettivo di far male allāavversario. Un lavoro straordinario. Certamente quello che manca, ĆØ evidente, ĆØ un attaccante di livello giusto, con il rispetto dovuto a Ferguson e Dovbyk. Con una punta la Roma ha buone chance di rimanere lƬ nelle zone alte, perchĆØ fisicamente Gasp ti fa stare al top, non guarda in faccia a nessuno, non fa favoritismi, questo ĆØ fondamentale. Ha portato dentro Trigoria una cultura del lavoro incredibile. Per questo avevo scelto lui cinque anni fa, perchĆØ avevo bisogno di una persona forte caratterialmente, che imponesse la sua metodologia di lavoro, che non fosse bellina, simpatica ma dura il giusto. Per qualcuno ĆØ antipatico, ma nel calcio meglio essere vincenti e antipatici piuttosto che perdenti e simpatici. Sui giocatori, posso dire che ad esempio Bailey lo avevamo trattato anni fa ai tempi del Leverkusen, ma ci chiesero 25 milioni e non fu possibile chiudere quella operazione, poi abbiamo preso Mkhitaryan a zero, direi una grande operazioneā.
Ha un rimpianto di mercato ai tempi della Roma?
āMah più che un un giocatore nello specifico, ci tengo a sottolineare che riuscii tra mille difficoltĆ a rifondare la squadra praticamente a costo zero. Vendemmo gente in quel momento inutile tipo Nzoni, Olsen, Schick, etc incassando oltre 80 milioni e investimmo su ragazzi forti, giovani e in grado di far bene come hanno fatto per anni. La societĆ voleva abbassare il monte ingaggi e rifondare, penso di aver iniziato un lavoro che andava in questa direzioneā.
Conosce bene Pellegrini e ha detto di esser rimasto in contatto con lui. Pensa che la sua esperienza romanista proseguirĆ ?
āMe lo auguro, Lorenzo ĆØ un ragazzo per bene, strepitoso umanamente, un romanista vero e ha qualitĆ importanti. Eā un centrocampista moderno, tiene tantissimo alla maglia, essere profeti in patria ĆØ difficilissimo, ha personalitĆ , lo ha dimostrato anche nellāultimo derby, stava vivendo forse il momento più brutto della sua carriera e ha dimostrato ancora una volta quanto sia legato a questa maglia. Sono convinto che con la benzina che Gasp gli darĆ nelle gambe, possa fare un salto di qualitĆ ulteriore. Io lo so perchĆØ lāho vissuto, dentro la Roma ha un peso importante, con i ragazzi nuovi, ha sempre fatto capire a tutti cosa sia la maglia giallorossa, merita questa possibilitĆ di proseguire ancora con la Romaā.


