Lāindagine della Procura sul sistema arbitrale italiano si arricchisce di nuovi dettagli. Al centro dell’inchiesta, che vede indagato il designatore Gianluca Rocchi per frode sportiva, emergono le dichiarazioni di Pasquale DeĀ Meo. L’ex arbitro ha svelato l’esistenza di un presunto sistema di comunicazione non verbale, denominato Ā«codice RocchiĀ», utilizzato per influenzare le decisioni degli addetti al monitor durante le partite.
Secondo le dichiarazioni di De Meo – riportate dall’agenzia AGI –Ā venivano usati gesti prestabiliti: “Erano gesti decisi nei raduni riservati degli arbitri che venivano stabiliti ogni settimana. Per esempio, uno era quello del ‘pugno-carta-forbiceā. Tutti sapevano e vivevano con malumore. Quella di fare dei gesti dalle vetrate era una consuetudine. Naturalmente era una cosa vietata dal protocollo. I Var e gli Avar erano designati e nessuno sarebbe potuto intervenire da fuori. E poi: perchĆ© in alcune partite scattava il ‘pugno-mano-forbice’ e in altre no? CosƬ veniva falsato il campionato“.
De Meo sul Codice Rocchi: “Erano gesti decisi nei raduni riservati degli arbitri”
Lāobiettivo non sarebbe stato quello di favorire quadre specifiche, ma di proteggere il percorso professionale di determinati arbitri di Serie A. Il sistema di valutazione interno, infatti, assegna punteggi che determinano le carriere e le future designazioni; un errore evidente rilevato dal Var inciderebbe sulla media di un “fischietto” protetto, da qui la necessitĆ di coordinare le decisioni per evitare sanzioni disciplinari o declassamenti.
De Meo ha poi proseguito: “La mia storia assomiglia a quella di Domenico Rocca, anche a me venne archiviato un esposto dal procuratore federale Giuseppe ChinĆ©. La sua denuncia era nei confronti di Gianluca Rocchi e degli arbitri Valeri e Orsato e venne archiviata. Oggi non ho niente da festeggiare ma sono contento che sia intervenuta una Procura ordinaria e che ci sarĆ un giudizio imparziale da parte di un organo super partes su quello che succedeva“.



