Mancini: “Il ciclismo mi ha conquistato. Pogacar fa venire la pelle d’oca”

Il difensore della Roma Gianluca Mancini ha raccontato della sua passione per il ciclismo

Mancini

Non solo calcio per Gianluca Mancini. Il difensore della Roma, ai microfoni del format di Eurosport “A Ruota Libera”, ha parlato della sua passione per il cliclismo, nata durante il recupero da un infortunio.

Sono state però le prime uscite con gli amici sulle salite della Toscana a far amare a Gianluca Mancini il ciclismo: “Ho capito la fatica, ma allo stesso tempo ho scoperto il piacere fermarsi al bar, prendere il caffĆØ, la crostatina, ripartire, salire sopra le salite, arrivare, vedere il paesaggio. ƈ un bel gruppo, ognuno ha la sua parte”.

Mancini

Mancini: “Nel calcio e nel ciclismo serve forza mentale”

Il centrale dellaĀ Roma ha poi parlato delle somiglianze tra i due sport, soffermandosi soprattutto sull’aspetto mentale: “Secondo me nella testa di un corridore su una salita, tante volte c’ĆØ una una voce che gli dice: ‘Molla, molla, fermati’. E invece i ciclisti vanno avanti e vanno sopra a quella cosa, a quella mentalitĆ  che anche nel calcio, magari durante un allenamento, durante una partita, può subentrare quando dici: ‘Non ce la faccio’. Invece, devi andarci sopra. A livello mentale devi avere una grande forza che ti fa arrivare a determinati obiettivi”.

Spazio anche ai suoi corridori preferiti: “Filippo Ganna ĆØ un atleta che mi piace anche anche vederlo, come dici tu in telecronaca “la gamba ĆØ bella”. Adesso sto vedendo Lorenzo Finn, però un altro corridore che mi piacerebbe conoscere ĆØ Del Toro. mi piace vederlo sulla bici. A volte si assenta, ma poi dal nulla si ripresenta forte alla fine. Pogacar ĆØ il top del top. Quando lo vedi fare quelle cose ti viene la pelle d’oca”.

Tra le corse, invece, un posto speciale lo occupa la Milano-Sanremo: “E’Ā stata la corsa di cui mi sono veramente innamorato. Da piccolo andavo a vedere le corse, a livello amatoriale. Avevo un vicino di casa che lo faceva le gare e quindi si partiva col mio babbo, si partiva con la macchina, si portava lui e poi si stava dietro a queste salite e io mi ricordo che davo le borracce ai corridori che passavano. Vedevo anche tanta gente che si metteva attaccata al finestrino e si faceva trasportare perchĆ© erano fatiche grosse anche per loro. Sono ricordi che mi porto dentro”.

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