Ricordate quando da bambini, parlando di calcio, si sentiva dire: “Il portiere deve parare, il difensore centrale marcare ed evitare che l’avversario passi, il centrocampista dirigere il gioco in mezzo al campo e correre, correre, correre, il dieci deve ispirare la manovra offensiva, ricamare, rifinire e infine lui, il centravanti, deve far gol”.
Il calcio è indiscutibilmente evoluto. Oggi si parla, a ragione, di calcio posizionale, relazionale o di uomo su uomo. Si analizza, si studia. Si notano dei mix, delle miscele di dettami e caratteristiche. Da una parte la nuova generazione dei tecnici che avanza e spinge verso il cambiamento; dall’altra i grandi saggi che tengono il punto e continuano a stupire, in Italia ma anche in Europa. Il riflesso del cambiamento generale è visibile anche sui principali interpreti di questo sport, ovvero i calciatori.
Non esistono quasi più i fantasisti, sono nati i ‘tuttocampisti‘ o i centrocampisti box to box (per dirla in maniera elegante), è aumentata a dismisura la categoria dei corridori, soprattutto sulle fasce, dove il potenziamento fisico e la capacità aerobica di percorrere la fascia per 90 minuti senza sosta, viene spesso quasi preferita al controllo di palla efficace o alla qualità del cross.
In questa enorme dinamica dal macro al micro tema, si inserisce l’analisi sul rendimento di Artem Dovbyk che, nonostante il 14° sigillo stagionale, viene spesso accompagnato da un inciso un po’ amaro: “Eh però…”.
“Eh però si muove poco” – “Eh però non vince i contrasti” – “Eh però non esulta” etc... una sfilza di eh però, alcuni (non tutti) anche oggettivi soprattutto per quanto concerne i movimenti al di fuori dell’area di rigore, altri forse dettati dal fatto che Artem non è quel personaggio trascinante che molti credevano fosse.

Ma tornando al calcio antico, quantomeno nella sua definizione, quasi ancestrale, qual è il primo compito del centravanti? Fare gol. Qual è il principale obiettivo del numero 9? Fare gol. Qual è il filo sottile tra l’ampia sufficienza e la sonora insufficienza per l’attaccante? Fare gol.
Certo oggi il terminale offensivo di una squadra deve saper anche lavorare per i compagni, fare la sponda, offrire un contributo utile in termine di pressing, provare a sporcare le linee di passaggio avversarie, se possibile spaziare su tutto il fronte d’attacco. Tutto giusto, ma è un altro mestiere questo o perlomeno, sono qualità che andrebbero abbinate al saper fare gol, non essere le uniche in un centravanti.
Perchè ci sono attaccanti di manovra, bravi a finalizzare e poi ci sono animali d’area di rigore. Anzi d’area piccola. Ecco, Dovbyk appartiene oggettivamente a questa seconda, oserei dire, primordiale categoria.
Basta vedere i numeri della scorsa stagione: oltre l’85% dei gol realizzati con la maglia del Girona sono arrivati da conclusioni effettuate dentro l’area di rigore e nella maggior parte dei casi sotto misura. L’ucraino in quel giardino lì si trova più a suo agio. Ha ragione Ranieri quando sostiene che fuori dai 16 metri, possa ancora migliorare tanto. Sta comprendendo piano piano la netta differenza tra i dispositivi difensivi spagnoli e quelli italiani. Sta entrando sempre di più in sintonia con i compagni che hanno evinto la tipologia di rifornimenti che servono ad Artem per esaltarsi.
Ma a proposito di movimenti, riguardate al rallenty cosa fa Dovbyk per guadagnare vantaggio sull’avversario qualche istante prima del cross di Rensch. L’ucraino, con la postura rivolta al lato da dove arriverà lo spiovente in area, comprende già al momento del lancio di Cristante per l’olandese, che può nascere un’occasione utile. Ingaggia quindi un duello fisico con Vojvoda, spostandolo con il braccio e prendendo vantaggio sullo stesso nel cuore dell’area di rigore, lanciandosi infine in anticipo sul cross al volo di Rensch e bruciando tutti sul tempo.
Istinto e qualità che valgono, tanto quanto, quelle che ci si aspetta possa affinare dal centrocampo agli ultimi sedici metri. Via i mugugni dunque. Si provi a dargli ulteriore coraggio e fidarsi un po’ di più. Tempo ‘Artem-po…’



Eh, ma il tempo E’l-dor…
Ma quali mugugni a 40 milioni ci mancherebbe altro se non segna anzi a quel prezzo doveva farne il doppio