L’ex calciatore della Roma, Rudi Voeller, ha parlato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport. Queste le sue parole:
Quando Dino Viola la portò a Roma. Che persona era?
āSembrava una persona dura, era molto diretto. Da subito ho avuto un rapporto eccezionale e se non fosse stato per lui, sarei tornato indietro dopo appena una stagioneā.
Le voleva cosƬ bene che la spinse anche al Mondiale del ā90.
āAbbiamo vinto la coppa allāOlimpico, che per me era casa, ma siamo stati a Roma solo dalla vigilia. Atterriamo, andiamo alla Borghesiana e chi trovo? Viola, il mio presidente, che mi aspettava. Abbiamo bevuto un caffĆØ e parlato. Era orgoglioso e tifava per noi dopo che lāItalia era uscitaā.
Altri personaggi della sua vita in giallorosso: Liedholm
āPersona splendida con tutti, non alzava mai la voce. Con lui sono stato beneā.
Boniek?
āIl mio primo compagno di stanza. Ne parliamo ancora, e ridiamoā.
Tempestilli o Conti?
āTutti e due. Però avevo un buon rapporto anche con Nela, Giannini e Desideriā.
Il mese come allenatore della Roma lo ha definito come il momento sbagliato nel posto sbagliato.
āEra il 2004 e non potevo dire di no dopo che Prandelli si dimise per la malattia della moglie. Forse si aspettavano il tedesco che sistemasse le cose ma non sono cosƬ. Ho capito che non andava, ho detto: meglio che prendiate un italianoā.
Lei si definisce mezzo romano e non mezzo italiano. Quando esce la sua romanitĆ ?
āMi escono delle battute, anche con i tedeschi, poi penso e dico: questa ĆØ la classica battuta romanaā.


