Sabato 19 settembre Roma e Inter si giocano un primo test per la corsa allo scudetto. La ‘cooperativa del gol’ arriva all’Olimpico con un solo obiettivo: abbattere il muro capitolino e vincere lo scontro diretto tra le uniche due squadre capaci di fare quatto su quattro in quest’avvio di campionato. Cristian Chivu dovrà risolvere i problemi difensivi: i nerazzurri hanno subito sei reti fino ad ora, e la retroguardia non dà più sicurezza come lo scorso anno.
Il tecnico romeno torna nella Capitale da grande ex. La sua storia con i capitolini è stata travagliata: prima ha fatto gioire la Curva Sud, poi è stato protagonista di un geto mal digerito. A Milano, invece, è stato l’eroe del Triplete e ora in panchina ha il compito di difendere il titolo di Campioni d’Italia: il primo step arriva alla quinta giornata.
Chivu, l’approdo a Roma e i fischi assordanti
Chivu è arrivato in Italia grazie alla Roma. Nel 2003 la squadra capitolina, inizialmente ad un passo da Lucio, poi finito alla Juventus, decise di investire 18 milioni di euro sul giovane difensore dell’Ajax, che era diventato capitano dei ‘lancieri’ e si stava affermando come uno dei migliori centrali in Europa. Il suo approdo nella Capitale fu tutt’altro che facile. Gli olandesi inizialmente bloccarono il trasferimento per questioni economiche, poi con un blitz Baldini sbloccò l’affare.
Il classe 1980 ci mise poco tempo a diventare un idolo dei tifosi. Contro il Brescia, il 14 settembre 2003, il numero 4 si presenta all’Olimpico con un capolavoro balistico su punizione. All’ombra del Colosseo il centrale romeno collezionò sei gol, di cui due su punizione e uno con una botta da fuori, e quattro assist. Alla prima stagione creò un muro invalicabile con Walter Samuel, tanto che la difesa dei giallorossi è la meno battuta del campionato. Poi in coppia con Philippe Mexes il nativo di Resita portò la ‘Lupa’ alla vittoria della Coppa Italia.
Nonostante le gioie condivise Chivu e la tifoseria ebbero una rottura insanabile. A distanza di anni il giocatore ha ricordato l’esperienza in giallorosso: “Quando ero alla Roma mi feci aiutare da uno psicologo. Finivo le partite e vomitavo per un senso di ingiustizia che sentivo nei miei confronti. Nacque tutto da un’intervista rilasciata dopo il passaggio di Capello alla Juventus: mi chiesero se mi sarebbe piaciuto lavorare ancora con lui, che mi aveva portato in Italia, in futuro. Io risposi che era un grande allenatore e che mi avrebbe fatto piacere essere ancora allenato da lui. Il titolo del giornale del giorno dopo fu “Chivu alla Juventus”. Andavo in campo ed ero fischiato da tutto lo stadio, così chiesi aiuto”.
Poi l’ex giocatore ha ricordato la partita contro la Sampdoria: “Sapevo i sacrifici che facevo, un giorno mi lussai l’alluce del piede in casa della Sampdoria e mi dissero che avrei dovuto usare le stampelle per almeno un mese. Vado a casa, la Roma avrebbe dovuto giocare l’ultima prima di Natale in casa contro il Chievo. La sera prima della partita, Spalletti mi chiamò per dirmi che era rimasto senza centrali di difesa e chiedendomi se me la sentissi di giocare. Gli risposi che mi sarei sacrificato per lui e per il gruppo. Arrivai direttamente il giorno della gara allo stadio con le stampelle e, grazie alle infiltrazioni, riuscii a giocare. Ovviamente ricevetti una bordata di fischi anche in quell’occasione. Ricordo che piansi, più per gli insulti che per il dolore perché in carriera ho sempre messo gli interessi della squadra davanti ai miei”.
Il dito medio e le scuse: i fatti del 2010. Sabato la sfida all’Olimpico
Il clima tra i tifosi della Roma e Chivu si inasprì con il passaggio all’Inter. Il 1° luglio del 2007 Chivu passa ai nerazzurri per 16 milioni di euro. Il giocatore aveva rifiutato il Real Madrid per la squadra di Milano, e la società capitolina attaccò pubblicamente il difensore: “Chivu ha fatto un danno incalcolabile alla Roma. Rimane in ogni caso con noi e domenica andrà in ritiro e resterà fino al giugno 2008. L’Inter si è tirata indietro“. Alla fine, però, Pradé si arrese e diede il via libera per il trasferimento.
Nel 2010 il centrale romeno e i tifosi si scontrarono all’Olimpico in occasione della finale di Coppa Italia. Il risultato recitava 0-1 per l’Inter, ma a prendersi la scena fu il gesto del difensore rivolto alla Tribuna Tevere. Il giocatore, dopo il triplice fischio, si è rivolto al settore occupato da tifosi della Roma indicandosi ripetutamente i genitali e sollevando il dito medio. “Potrei raccontare tante motivazioni per spiegare o per giustificare un gesto istintivo, ma quando si sbaglia si chiede solo scusa. E io chiedo scusa”, affermò il giocatore successivamente.
Anni dopo Chivu ha spiegato che non era sé stesso in quel periodo: “Dopo due mesi e mezzo ero in campo, con tutte le mie paure e incertezze del caso. Giocando soffrivo soprattutto nel colpo di testa. Tutto ciò che ho dovuto subire dopo con tutte le medicine che prendevo mi avevano portato a fare delle cose che non appartenevamo a me. Come i gesti osceni fatti dopo la partita di Coppa a Roma, il pugno a Marco Rossi, la litigata con Rafa Benitez. Nessuno però sa che prendevo delle medicine che mi toglievano i filtri”.
Lo scorso anno all’Olimpico contro gli uomini di Gasperini l’Inter vinse di misura con un gol di scarto, ma la Roma non aveva Malen, e oggi sembra un’altra squadra. Il 19 settembre andrà in scena una sfida tutta da scrivere. E da una parte e dall’altra questa partita pesa come un macigno.





Un soloo gridoo milano in fiammee…!!!
Schifo d’ omo
Antipatico…con quel gesto…ed altri volgari….resta un poveraccio…
un uomo piccolo. piccolo!!
Facciamo la nostra partita !!!
Gestaccio o non gestaccio speriamo che non vinca!!!!
Ha sputato sul piatto dove ha magnato per anni.