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Social Network, Nzonzi su Reddit: “Razzismo? Pronto a lasciare il campo”

Il centrocampista francese ha preso parte ad una particolare intervista sulla nuova piattaforma social statunitense

Steven Nzonzi a 360°. Il mediano giallorosso, fresco campione del mondo con la Francia, si è intrattenuto con i tifosi di tutto il mondo sulla piattaforma social “Reddit“, l’ultima creazione statunitense.

Hi, I’m Steven Nzonzi – AS Roma midfielder and World Cup winner with France. Ask Me Anything! from r/soccer

Ciao Steven, sono sempre stato molto curioso a riguardo: come si svolge di solito la tua giornata (non il giorno della partita)?

“Abbiamo una sessione di lavoro ogni giorno. Arrivo di solito all’ultimo minuto – o meglio, appena prima dell’utimo minuto- e dopo mi alleno, dopo aver speso molto tempo facendo tutto quello che è necessario – stretching, fisioterapia – accertandomi di esser pronto per la partita. Successivamente torno a casa e schiaccio un pisolino, nel resto della giornata dipende. Mangio, mi rilasso con la mia famiglia e ogni tanto esco a fare un giro al centro”.

Ciao Steven, la maggior parte dei giocatori viene convocata in nazionale molto presto ma la tua prima convocazione risale al 2017, un anno prima della vittoria dei Mondiali. Qual è stato il punto di svolta che ti ha reso un nazionale francese? E’ un aspetto che hai sempre sognato o eri concentrato solo con il club?”

“C’è grande concorrenza, soprattutto a centrocampo, per entrare nella nazionale francese. Ma ritengo che approdare al Siviglia abbia aiutato molto, iniziando a giocare le finali di Europa League, le gare di Champions e importanti match in Liga. Forse ne avevo bisogno, mi ha definitivamente aiutato a migliorare velocemente e raggiungere lo scopo di giocare per la Francia!
E’ sempre stata una mia grande ambizione e sono davvero molto felice”.

Qual è l’aspetto più difficile da imparare nel tuo ruolo?

“Probabilmente l’aspetto tattico, il posizionamento in campo. Necessita di tempo imparare tutto – dove devi posizionarti, dove sono gli altri compagni – quando muovere il pallone e cosa c’è dietro di te. Non è così differente in Italia ma ogni allenatore ha la sua diversa idea di calcio – così tu devi imparare. Ma è molto tattico, che mi aiuta a migliorare”.

E’ stato Tony Pulis il miglior allenatore con cui hai lavorato?

“E’ una domanda impossibile per un giocatore! Sinceramente, non ho un allenatore preferito, tutti mi hanno aiutato alla loro maniera. Lui mi ha aiutato molto sul piano della competitività, facendomi tirare fuori il mio spirito battagliero e la voglia di vincere in ogni modo!”

Ciao Steven, a Roma parlate tante lingue. Olsen ha rivelato che lui e Under non comunicano in campo perché non comprendono la stessa lingua. Come ti stai approcciando in campo con l’italiano, l’olandese, il bosniaco, lo svedese e il francese?

“Alla fine, la maggior parte dei giocatori parla inglese, così è quella la strada tracciata. I giocatori spagnoli sono bravi con l’italiano, così siamo in grado di comunicare. Ma in campo, durante la partita, De Rossi o chi per lui ci urla in inglese quando vuole spiegarsi!”

Dove si mangia meglio? Roma, Siviglia o Stoke?

“Roma, decisamente. L’ho capito poco dove esser arrivato qui!”

Il caso Koulibaly, nel calcio italiano esiste il problema razzismo? Come pensi che debbano reagire i club e le istituzioni per contrastare questo fenomeno?

“Penso che il problema esista, perché episodi del genere sono successi diversi volte. Bisogna davvero lavorarci molto. Di certo Koulibaly non andava punito: in una situazione del genere bisognava mettersi nei suoi panni. Essere fischiato in quel modo è davvero doloroso, per ogni giocatore. Lasciare il campo potrebbe essere una soluzione per questi episodi, certo. Penso che la reazione debba essere dura e ferma, altrimenti non cambierà nulla. Una reazione cosi forte li farà riflettere due volte…”

Come ti stai adattando a Roma?

“Roma è una città bellissima, mi ricorda Parigi. Le strutture del club sono fenomenali e i tifosi sono ugualmente fantastici. Alcuni tifosi erano ad aspettarmi all’aeroporto al mio arrivo a Roma, qualcosa di mai visto prima. E’ stata una bella sensazione”

Cosa ricordi del tuo trasferimento al Blackburn e com’è stato l’impatto con la Premier League?

“E’ stata la mossa decisiva della mia carriera, si nota davvero la differenza. Mio padre all’inizio è venuto con me in Inghilterra, mia sorella ha vissuto da me per un po’. Ma la differenza tra Premier e League 2 è qualcosa di indimenticabile. Una cosa per tutte: le auto che ho visto nel centro sportivo al mio arrivo. Qualcosa di scioccante. E poi c’è anche il calcio, all’improvviso mi sono ritrovato ad affrontare giocatori che guardavo solo in TV. La mia prima partita fu contro il Manchester City, dove giocavano Robinho, Tevez e Adebayor. Pazzesco!”

Il giocatore più forte che hai affrontato in Premier? Le differenze con la Serie A?
“Sono campionati molto diversi, il calcio inglese è più fisico e si gioca di più all’attacco. Ma questo forse dipende anche dal tempo e dalle condizioni dei campi. Cito gente come Drogba, Rooney, van Persie, che erano già dei giocatori fantastici quando arrivai lì. E anche Yaya Toure, semplicemente un grande”

Dal punto di vista mentale, quando è difficile essere un calciatore?
“Forse è l’aspetto più duro, anche più di quello fisico o tecnico. Ci sono le aspettative, la necessità di stare sempre al meglio… Che è quasi impossibile. Anche se vinci, dopo due mesi puoi essere criticato se non stai andando bene. Si dimentica tutto in fretta, nel calcio come nella vita. Proprio per questo bisogna essere forti dal punto di vista mentale”

 

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