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Cicinho: “Alla Roma ho toccato il fondo per salvarmi”

L’ex giallorosso: “Doni e Totti mi chiamarono per venire a Roma”

Cicinho, terzino della Roma dal 2007 al 2010, ha ricordato la sua esperienza nella capitale all’esperto di calciomercato Gianluca Di Marzio. Le sue parole:

“Se non mi fossi abbandonato all’alchol, oggi forse starei ancora giocando. È un errore che non rifarei”. Poi la redenzione: “Ho aperto un centro di formazione per giovani calciatori e atlete di ginnastica artistica, lavoriamo soprattutto sulla loro testa“.

Sulle premesse e l’accoglienza dei tifosi

“Prima di me era successo solo con Batistuta”.

Sul rapporto con Cassano

“Un pazzo, siamo diventati grandi amici”.

Sulla Roma di Spalletti e sulla vittoria in Coppa Italia

“La gioia dei tifosi non posso dimenticarla. Mi sorprende sia l’ultimo trofeo vinto perché hanno sempre avuto grandi squadre con Totti, De Rossi e molti altri. Mi sento privilegiato, ho inciso il mio nome nella storia della Roma”.

Sul suo arrivo in Italia

“Giocare in Italia era un sogno, il mio amico Doni mi chiamò insieme a Totti. La Roma non mi ha aiutato, ma perché non sapeva nulla del mio problema. Non ne parlavo con nessuno. Tornavo a casa da Trigoria e mi mettevo a bere birra e fumare. Mi allenavo sempre, però non avevo voglia di giocare. Guardavo la convocazione: se c’era il mio nome bene, altrimenti andava bene comunque”.

Sui problemi a Roma

“All’inizio ero felice, poi però ho perso il desiderio di giocare. Il problema ero io. Non stavo più bene con me stesso. Il calcio era sempre stato la mia vita, c’era qualcosa che non andava. Dovevo cambiare, altrimenti sarei andato incontro alla morte”.

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