Nicolas Burdisso parla della sua avventura a Roma e del legame stretto con De Rossi
L’ex giocatore della Roma, nonchĆ© della Nazionale Argentina, e ultimamente Direttore Sportivo del Boca Juniors ha rilasciato un’intervista a Fanpage. Queste le sue parole:
āMi hanno ricordato poco fa che nessuno ha disputato sia ilĀ derby dāItalia (Juve-InterĀ ), il derby di Milano, il derby diĀ Roma,Ā il derby diĀ GenovaĀ e quello diĀ TorinoĀ (ride, ndr). Questo ĆØ il riassunto dei miei anni inĀ Italia,Ā un posto che mi ha lasciato tantissimo ed ĆØ una parte di me e nel mio cuore so che tornerò a lavorarci. QuelliĀ allāInter, insieme a quelli del Boca e ai primi della Roma sono stati i migliori anni della mia carriera.
Con la Roma nella stagione 2009-10 avete sfiorato uno Scudetto storico. E contro lāInter del Triplete, dalla quale lei veniva in prestito. Ć stata unāoccasione sprecata?
Non so se sia stata unāoccasione sprecata. Semplicemente ĆØ andata cosƬ. Abbiamo raggiunto la finale di Coppa Italia e abbiamo lottato per lo Scudetto contro lāInter. E non unāInter qualsiasi, bensƬ quella del Triplete, lāultima grande squadra italiana. Personalmente mi piaceva molto affrontare quellāInter, per una questione di massima competitivitĆ e di poter misurarmi contro dei grandissimi calciatori. Di quella stagione però resta una grande cavalcata con mister Ranieri, resta un anno favoloso sotto tanti aspetti ma che purtroppo non siamo riusciti a coronare con uno Scudetto che sarebbe stato storico.
Avrebbe preferito vincere un mondiale con lāArgentina o uno Scudetto con la Roma?
Ah, non si può paragonare un titolo con una nazionale e uno con una squadra di club. Ma posso dire che vincere un mondiale con lāArgentina o uno Scudetto con la Roma sarebbero state sensazioni indimenticabili. In nazionale ho giocato due quarti di finale dei mondiali e con la Roma ho sfiorato il titolo, ma le sensazioni che trasmetteva la gente in quei momenti erano fantastiche.
Ha giocato con Zanetti e Totti, due capitani storici di Inter e Roma
Quello che mi impressionava di entrambi è la loro carica carismatica. Oggi forse si fa più fatica a trovare calciatori come loro due che avevano sempre una parola, un momento o anche solo uno sguardo per farti vedere che erano diversi. Oggi ci stiamo abituando sempre di più a queste macchine, a questi calciatori che segnano, si allenano e vivono in un ambiente molto professionistico. Totti e Zanetti erano di altri tempi perché dopo tanti anni nella stessa squadra riuscivano a trasmettere sentimenti importanti a tutti quelli che erano intorno a loro.
Chi ĆØ stato lāattaccante più difficile da marcare?
Nella prima parte della mia carriera ti direi Shevchenko, Van Nistelrooy e Drogba. Negli ultimi anni invece direi Higuain e Mertens, un altro attaccante fortissimo. Questi due hanno ancora oggi dei movimenti diversi da tutti gli altri.
A Roma lei ha incrociato anche Lorenzo Pellegrini, oggi titolare con Fonseca.
Lāho conosciuto quando lui giocava nella Primavera e lāho affrontato quando era al Sassuolo. Ć un giocatore molto interessante che deve continuare a crescere. Da romano conosce bene lāambiente e sa gestirlo, ma la sfida più grande per un romano alla Roma ĆØ costruire qualcosa per vincere, perchĆ© alla fine il calcio si riduce alle vittorie.
Nel tuo passaggio alla Roma hai fatto unāamicizia importantissima come quella con Daniele De Rossi, che poi hai portato al Boca.
Daniele ĆØ una persona molto vicina. Da parte mia cāera moltissima ammirazione per una persona come lui diversa dalle altre. Non ho dubbi che continuerĆ a fare la storia del calcio italiano. E mi auguro di seguirlo perchĆ© abbiamo gli stessi valori, la stessa filosofia di vita dentro e fuori dal campo. Il suo percorso da tecnico sarĆ pieno di risultati sia in campo sia fuori perchĆ© lui ĆØ una persona che trascina e trascende quanto accade in campo e questo lo rende diverso dagli altri.
Sta dicendo che le piacerebbe tornare a lavorare con De Rossi in Italia?
Il desiderio ĆØ quelloā¦
Roma ĆØ un poā come Buenos Aires?
A livello di gente ho sempre pensato che il romano vive e pensa come il porteño (abitante di Buenos Aires). Poi a Roma sono arrivato a 28 anni con la giusta esperienza e condizione fisica e ho fatto due secondi posti e due finali di Coppa Italia. Significa perciò che bisognerà tornare per vincere quello che si vuole vincere.
Come prosegue la sua formazione da dirigente sportivo?
Cerco di aggiornarmi sempre su tutto, ma non solo sul campo ma anche a livello di business e martketing. La mia reputazione nel calcio dāĆ©lite e la mia personalitĆ lo richiedono. Io so che tornerò in Italia, sto aspettando la proposta giusta dopo aver rifiutato alcuni incarichi in alcune squadre sudamericane perchĆ© non mi convinceva il loro progetto sportivoā.


